03/10/2026
Chewing gum,cavo orale e MICROPLASTICHE
Quante volte abbiamo consigliato ai nostri pazienti una gomma allo xilitolo dopo i pasti? Io tantissime. Stimola la saliva, tampona il pH, aiuta a prevenire la carie. Oggi però vi racconto uno studio che mi ha fatto guardare quella gomma con occhi un po' diversi.
Partiamo da una cosa che molti pazienti non sanno, e forse anche qualcuno di noi non si è mai chiesto: di cosa è fatta la gomma da masticare? Sull'etichetta leggiamo quasi sempre soltanto "gomma base". Un tempo era chicle, la linfa di un albero centroamericano. Oggi nella maggior parte dei prodotti commerciali sono polimeri sintetici, parenti stretti delle plastiche. Come ha detto con una battuta la ricercatrice che ha guidato lo studio: sì, stiamo masticando plastica.
Lo studio viene dalla UCLA. Sanjay Mohanty e Lisa Lowe lo hanno presentato nel 2025 all'American Chemical Society. Hanno preso 10 marche commerciali: cinque sintetiche, a base di polimeri derivati dal petrolio, e cinque cosiddette naturali, a base di resine vegetali. Per eliminare le differenze individuali di masticazione e di saliva, un'unica persona ha masticato sette pezzi di ogni marca, con un prelievo di saliva ogni 30 secondi.
I numeri. In media ogni grammo di gomma libera circa 100 particelle di microplastica nella saliva, con alcune marche che arrivano a 600. Considerando che un pezzo pesa fra 2 e 6 grammi, parliamo di centinaia, a volte migliaia di particelle per singola gomma. Chi ne mastica 160 o 180 all'anno potrebbe ingerirne circa 30.000.
Il dato che mi ha sorpreso di più: le gomme naturali ne rilasciano quanto quelle sintetiche. L'etichetta "naturale" qui non ci protegge. I polimeri più rappresentati erano le poliolefine, cioè polietilene e polipropilene, insieme a PET, polistirene e poliacrilammide.
E qui entra in gioco la nostra competenza, perché il meccanismo è tutto biomeccanico. Le particelle non si liberano per l'azione degli enzimi salivari, ma per l'abrasione della masticazione. La maggior parte esce nei primi due minuti, e dopo otto minuti è già stato rilasciato il 94% del totale. Il carico masticatorio stacca frammenti dalla massa, esattamente come accade per usura a tanti materiali che usiamo ogni giorno in studio.
Ne esce un paradosso pratico. Il consiglio degli autori per ridurre l'esposizione è masticare lo stesso pezzo più a lungo, invece di cambiarlo spesso. Chi butta la gomma dopo cinque minuti e ne prende un'altra si prende sempre la parte più "carica".
Onestà scientifica, però. È uno studio pilota, con un solo masticatore. Lo strumento rilevava solo particelle dai 20 micrometri in su, quindi le frazioni più piccole e le nanoplastiche, che sono proprio quelle che preoccupano di più per l'assorbimento, probabilmente sono sfuggite. E soprattutto non ci dice nulla sugli effetti sulla salute: gli stessi autori ricordano che studi sull'uomo non ce ne sono ancora.
Allora smettiamo di consigliare lo xilitolo? No. Il beneficio sulla prevenzione della carie resta documentato e questo studio non lo cancella. Aggiunge però una variabile che vale la pena conoscere, soprattutto per i pazienti che masticano gomme tutto il giorno, uno dopo l'altro, per abitudine o per nervosismo. Lì forse qualche parola in più possiamo spenderla.
E voi? Consigliate ancora le gomme ai vostri pazienti? E vi è mai capitato che qualcuno vi chiedesse di cosa sono fatte?
Fonte
Lowe L., Mohanty S. Chewing gums: unintended sources of ingested microplastics in humans. American Chemical Society Spring Meeting, San Diego, marzo 2025. University of California, Los Angeles.