12/08/2026
LA PICCOLA FIAMMIFERAIA ED I BIFOSFONATI !
La storia comincia nel 1845, e comincia due volte.
La prima la conoscete.
Un signore danese , Hans Christian Andersen ,scrive di una bambina che la notte di Capodanno vende fiammiferi per strada, non ne vende nemmeno uno, e allora se li accende addosso uno alla volta per vedere delle cose belle, e all'ultimo muore. L'Europa piange.
Piange ancora adesso rivedendo il film.
La seconda non la conosce nessuno. Nello stesso anno, a Vienna, un medico che si chiama Friedrich Lorinser mette in fila cinque casi e capisce che le bambine che i fiammiferi li fabbricavano stavano morendo anche loro.
Solo in un modo che in una fiaba non si può inserire.
Si scioglieva la mandibola.
Dodici ore al giorno chine su vaschette di pasta al fosforo bianco, a intingere capocchie, per anni. E il fosforo bianco, ossidandosi all'aria, fa una cosa che sembra una gentilezza e invece è un avvertimento: brilla. Le cronache raccontano che di notte, al buio, quelle ragazze avevano la mascella che emanava un tenue chiarore verdastro.
Poi cominciava. Un dente che fa male. Un'estrazione. L'alveolo che non si chiude, e non si chiude mai più. L'osso che si affaccia fuori dalla gengiva, i sequestri, le fistole sul collo, un odore che nessuno regge. Antibiotici non ce n'erano. Quindi o la sepsi, o via la mandibola. Non c'era una terza possibilità.
E qui viene il punto.
Il punto è che questa cosa si sapeva benissimo. Non è stata un'intuizione isolata rimasta in un cassetto viennese. È diventata medicina del lavoro, con un nome proprio, fosforismo, e un capitolo nei manuali. Nel 1890 la conferenza internazionale di Berlino sulla protezione del lavoro colloca la fabbricazione dei fiammiferi nella categoria più alta delle industrie pericolose per la salute. La Germania vieta il fosforo bianco il 10 maggio 1903. Nel 1906 arriva la Convenzione di Berna, il primo trattato internazionale che mette al bando un prodotto industriale per ragioni sanitarie. L'Italia vieta nel 1920.
E c'è un dettaglio che vale tutto il resto. Nel 1929 l'Italia scrive la sua primissima tabella delle malattie professionali indennizzabili. Di malattie ce ne mette dentro sei in tutto. E il fosforo è una di quelle sei.
Quindi mettiamola così. Che una molecola potesse entrare per via sistemica, girare in tutto il corpo, e andare a distruggere selettivamente la mandibola, non era un'ipotesi bizzarra da rivista. Era una nozione consolidata, indennizzata, studiata.
Ma non è per questo che vi sto raccontando la storia.
Ve la racconto per una domanda che a noi riguarda ancora adesso, oggi, questa settimana, in studio.
Il fosforo entrava dai polmoni e dalla bocca. Andava nel sangue. Il sangue va dappertutto. Quindi arrivava a ogni singolo osso di quel corpo: femore, omero, coste, cranio, tutto.
E si ammalava solo la mandibola.
Perché?
Uno. Perché l'osso alveolare, è separato dal mondo esterno da uno spessore di mucosa che nel biotipo sottile non arriva al millimetro. Sopra il femore ci sono muscolo, fascia, sottocute, cute. Qui c'è un epitelio, un connettivo, e poi subito osso.
Due. Perché quel mondo esterno non è sterile e non lo sarà mai. Centinaia di specie batteriche, un biofilm che si riorganizza in poche ore anche se lo togliete adesso.
Tre. Perché c'è il dente, e il dente è l'unico tessuto mineralizzato del corpo umano che attraversa in permanenza una barriera epiteliale.
Quattro. Perché l'osso alveolare si rimodella più in fretta di qualunque altro distretto scheletrico.
Cinque. Perché mastica. Qualche migliaio di cicli di carico al giorno, microdanno che si accumula.
E poi c'è il sesto punto, che è quello che dà il titolo a tutta la faccenda. Perché fra le due, la mandibola e non il mascellare?
Nell'osteonecrosi da farmaci la mandibola è interessata in circa tre quarti dei casi.
La causa facendola in breve e’ la vascolarizzazione.
Ora, la parte che chiude il cerchio. Ed è la parte che dovrebbe farci vergognare un po' tutti.
Perché la storia era lì. Scritta, pubblicata, documentata in centinaia di casi, con tanto di leggi nazionali e di una convenzione internazionale firmata da mezza Europa. Settant'anni di ragazze con la mandibola distrutta da una molecola che si legava all'osso. Materiale in bella vista, in qualunque biblioteca, da un secolo.
E quando si comincia a somministrare pamidronato e zoledronato a milioni di persone, nessuno ci pensa. Non gli oncologi, non i farmacologi, non i reumatologi, non chi approva i farmaci, non chi scrive i foglietti illustrativi.
Nessuno.
Ad accorgersene, nel 2003, è un chirurgo maxillo facciale di Miami che si chiama Robert Marx.
Non aveva una teoria da dimostrare. Aveva una fila di pazienti in ambulatorio con osso mandibolare scoperto che non guariva in nessun modo, e la testardaggine di annotarli uno per uno invece di archiviarli come casi sfortunati.
Ne mette insieme trentasei e scrive alla rivista dicendo, in sostanza, che è in corso un'epidemia.
Non gli credono. Ci vogliono anni perché la cosa venga accettata, perché cambino le schede tecniche, perché la letteratura si allinei.
Poi lui non si ferma. Nel 2008 torna indietro di un secolo e mezzo, si va a riprendere i casi delle fiammiferaie, e propone che i prodotti di ossidazione del fosforo bianco si legassero all'idrossiapatite comportandosi come pirofosfati, e spegnessero gli osteoclasti. Il titolo di quel lavoro finisce con due parole: case closed.
Se ha ragione, la necrosi delle fiammiferaie e l'osteonecrosi da farmaci non sono due malattie che si assomigliano. Sono la stessa malattia arrivata da due strade diverse.
E notate bene chi se n'è accorto. Non un oncologo, non un farmacologo, non un epidemiologo. Un chirurgo maxillo facciale. Perché quella malattia si manifesta in un posto solo, e in quel posto guardiamo soltanto noi.
Quella lettera Marx la scrive nel 2003. Cento anni esatti dopo la legge tedesca.
Con una differenza, che poi è tutto il nostro mestiere. Nel 1903 la causa si poteva togliere, e alla fine l'hanno tolta. Oggi no: quel farmaco serve a fermare una metastasi o a evitare che una signora di ottant'anni si rompa il femore. Quindi si toglie l'unica cosa che resta eliminabile , cioè il pretesto. Bonifica prima, non dopo. Sempre prima.
Il fosforo bianco dai fiammiferi è sparito. Le fabbriche hanno chiuso. Le ragazze sono morte tutte, da un secolo abbondante.
La mandibola invece è ancora lì. Sempre la stessa. Sempre a meno di un millimetro dai batteri, sempre sotto carico, sempre con quel corridoio aperto che si chiama legamento parodontale.
Cambia la molecola. Cambia il secolo. Non cambia la biologia .
( a cura di una collega MariannaD)