24/09/2026
Come ci si sente, sdraiati sulla poltrona del dentista?
Ieri, su quella poltrona, c’ero io.
Dovevo ricostruire due denti anteriori, abrasi da anni. Li avevo sempre lasciati così, finché un giorno ho deciso di prendermene cura.
E all’improvviso sono diventata paziente.
È strano essere dall’altra parte.
Sei lì, sdraiato, inevitabilmente vulnerabile.
Quattro occhi ti osservano e quattro mani si muovono intorno a te.
E capisci che, in quel momento, c’è una cosa di cui hai bisogno più di ogni altra: sentirti al sicuro.
Sentire che tutta l’attenzione di chi ti sta curando è lì, su di te.
Che in quel momento sei tu il centro del mondo.
È allora che le difese si abbassano.
Il cuore rallenta.
E puoi affidarti.
Ieri, da quella poltrona, ho ricordato qualcosa che da dentista non voglio dimenticare mai: il paziente vede e sente noi.
I nostri occhi.
Le nostre mani.
La sicurezza dei nostri gesti.
E quanto siamo davvero presenti, per lui.
Forse la cura comincia proprio qui: quando qualcuno, nelle nostre mani, lascia andare del tutto le proprie difese perché ci sente vicini, presenti, completamente dedicati. E sente allora di potersi affidare.