Studio Dentistico Margutti dott. Emilio

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Studio Dentistico Margutti dott. Emilio Le mission dello studio sono il mantenimento ed il miglioramento della funzione e dell'estetica orale

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Sterilizzazione: il percorso degli strumenti nel nostro studioLa cura del paziente comprende anche ciò che avviene prima...
15/10/2026

Sterilizzazione: il percorso degli strumenti nel nostro studio

La cura del paziente comprende anche ciò che avviene prima di ogni appuntamento.

Nello Studio Dentistico Dott. Emilio Margutti, gli strumenti riutilizzabili seguono un percorso organizzato dall’area sporca a quella pulita, mantenendo separati strumenti utilizzati e strumenti già trattati.

1. Ritiro e decontaminazione
Dopo l’utilizzo, gli strumenti vengono raccolti e trasferiti nell’area dedicata. La decontaminazione iniziale riduce la contaminazione e contribuisce a proteggere gli operatori nelle fasi successive.

2. Lavaggio e termodisinfezione
Il termodisinfettore esegue un ciclo controllato di lavaggio e disinfezione termica. La rimozione dei residui è fondamentale: la sterilizzazione richiede strumenti correttamente puliti.

3. Controllo e imbustamento
Nell’area pulita, gli strumenti asciutti vengono controllati per verificarne pulizia, integrità e funzionalità, poi confezionati in buste idonee e sigillate.

4. Sterilizzazione
Gli strumenti compatibili vengono sterilizzati con vapore in autoclave di classe B, seguendo cicli appropriati e le istruzioni dei fabbricanti. Il processo comprende la verifica e la registrazione dei controlli previsti. Le confezioni vengono poi conservate in modo da proteggerne l’integrità.

5. Etichettatura e tracciabilità
Le confezioni sono identificate e collegate al relativo ciclo di sterilizzazione. Registriamo il collegamento tra gli strumenti utilizzati, la singola prestazione e il paziente: questo consente di ricostruire il percorso dello strumentario impiegato.

Prima dell’uso viene verificata anche l’integrità della confezione.

Un percorso fatto di procedure, controlli e responsabilità, che sostiene ogni giorno la prevenzione delle infezioni.

Studio Dentistico Dott. Emilio Margutti
Vaprio d’Adda

Direttore Sanitario: Margutti dott. Emilio
Albo Odontoiatri Milano n. 2838

**La diga di gomma: perché isoliamo il dente durante alcune terapie?**Durante una cura può capitare di vedere un sottile...
12/10/2026

**La diga di gomma: perché isoliamo il dente durante alcune terapie?**

Durante una cura può capitare di vedere un sottile foglio elastico posizionato intorno a uno o più denti. È la **diga di gomma**, disponibile anche in materiali privi di lattice.

Non è una tecnica recente: fu introdotta nel **1864** dal dentista statunitense **Sanford C. Barnum** per isolare il dente dal resto della bocca. Da allora materiali e modalità di applicazione si sono evoluti, ma il principio è rimasto lo stesso.

Il foglio viene preparato in corrispondenza dei denti da trattare e mantenuto in posizione con piccoli dispositivi di ancoraggio ed un telaio. In questo modo il campo operativo viene separato dal resto della bocca.

Non serve soltanto a “tenere asciutto”. La diga può aiutare a:

• limitare il contatto del dente con saliva e microrganismi;
• controllare l’umidità quando vengono utilizzati materiali adesivi;
• migliorare visibilità e accesso al campo di lavoro;
• proteggere gengive e mucose dal contatto con alcune sostanze;
• ridurre il rischio che piccoli strumenti o materiali vengano ingeriti o inalati.

Nel trattamento canalare l’isolamento con diga è una parte essenziale del protocollo. In altre terapie conservative o restaurative, modalità e indicazione dipendono dalla procedura e dalla situazione clinica.

La diga può inizialmente sembrare insolita. Se provoca fastidio o tensione, è importante segnalarlo: il posizionamento può essere controllato e, quando possibile, adattato.

Da sola non garantisce il successo di una terapia. Contribuisce però a creare condizioni più controllate per lavorare sul dente interessato.

**La qualità clinica non dipende soltanto dalle tecnologie più visibili: si costruisce anche attraverso procedure quotidiane pensate per controllare ogni fase della cura.**

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**La crescita del viso e dei denti nei bambini: perché il momento della visita conta**La crescita del viso e l’eruzione ...
09/10/2026

**La crescita del viso e dei denti nei bambini: perché il momento della visita conta**

La crescita del viso e l’eruzione dei denti non avvengono tutte nello stesso momento. Per questo, in ortodonzia, il **timing** è parte della diagnosi.

Alcune alterazioni possono essere più semplici da intercettare mentre ossa e arcate dentarie stanno ancora crescendo. Quando la crescita è più avanzata o conclusa, le possibilità di modificarne lo sviluppo possono ridursi e il percorso può diventare più complesso.

Questo non significa che tutti i bambini debbano iniziare presto una terapia ortodontica. Significa, invece, che i controlli hanno obiettivi diversi nelle varie fasi:

• **0–3 anni:** osservare l’eruzione dei denti da latte, l’igiene orale e le abitudini che possono influire sullo sviluppo;
• **3–6 anni:** controllare la dentizione decidua, la crescita delle arcate e i rapporti tra le due arcate;
• **6–10 anni:** seguire la dentizione mista e l’arrivo dei primi denti permanenti, valutando eventuali problemi di spazio, eruzione o crescita;
• **10–14 anni:** verificare l’allineamento, l’occlusione e la crescita residua per programmare, quando indicato, il momento più appropriato della terapia.

Una valutazione intorno ai **6 anni** non comporta automaticamente l’uso di un apparecchio. Può concludersi con la semplice indicazione di controllare la crescita nel tempo. Se emerge un problema, permette invece di capire se sia utile intervenire e in quale fase.

L’obiettivo non è trattare prima a ogni costo, ma **osservare per tempo e scegliere il momento più adatto per ogni bambino**.

Ogni trattamento ha il suo momento. E ogni decisione nasce da una valutazione individuale.

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Allineatori trasparenti: non basta “raddrizzare i denti”Gli allineatori trasparenti sono mascherine rimovibili progettat...
05/10/2026

Allineatori trasparenti: non basta “raddrizzare i denti”

Gli allineatori trasparenti sono mascherine rimovibili progettate per spostare progressivamente i denti. Sono discreti e possono facilitare l’igiene quotidiana, ma non rappresentano una soluzione automatica né adatta a ogni situazione.

Prima di iniziare bisogna capire non soltanto come vorremmo vedere i denti, ma come dovrebbero funzionare insieme.

Lo studio del caso può comprendere anamnesi, visita clinica, fotografie, scansioni delle arcate ed esami radiografici quando indicati. Queste informazioni permettono di valutare:

• posizione dei denti e rapporti tra le arcate;
• salute di denti, gengive e tessuti di sostegno;
• obiettivi estetici e funzionali;
• movimenti necessari e loro fattibilità;
• eventuali alternative terapeutiche.

L’allineatore è lo strumento che trasferisce il progetto alla bocca. Il risultato dipende però dalla correttezza della diagnosi, dalla pianificazione, dai controlli e dalla collaborazione del paziente.

Le mascherine devono essere indossate secondo le indicazioni ricevute e rimosse per mangiare e per l’igiene orale. In alcuni casi possono essere necessari piccoli rilievi applicati sui denti, elastici o altre procedure di supporto. Il piano visualizzato al computer è una simulazione: durante il percorso occorre verificare che i denti si stiano muovendo come previsto e, se necessario, adattare la terapia.

Al termine, la contenzione è parte integrante del trattamento: senza un mantenimento adeguato i denti possono modificare nuovamente la loro posizione.

L’obiettivo, quindi, non è semplicemente avere denti più dritti, ma ottenere un risultato compatibile con salute orale, funzione e stabilità nel tempo.

Gli allineatori non sostituiscono la diagnosi: rendono possibile un progetto quando sono lo strumento appropriato per quella persona.

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**Chirurgia implantare guidata: si parte dal dente, non dall’impianto**Quando manca un dente, la necessità del paziente ...
02/10/2026

**Chirurgia implantare guidata: si parte dal dente, non dall’impianto**

Quando manca un dente, la necessità del paziente non è ricevere una vite nell’osso. È tornare ad avere un dente funzionale, in posizione corretta e integrato con gli altri denti, le gengive e la masticazione.

Per questo, quando indicata, la chirurgia implantare protesicamente guidata parte dal risultato finale.

Prima viene progettata la posizione del futuro dente. Successivamente questo progetto viene messo in relazione con la visita clinica, la scansione della bocca e le immagini tridimensionali dell’osso.

Prima dell’intervento possiamo così valutare:

• dove dovrebbe emergere la futura corona;
• posizione, inclinazione e dimensioni compatibili dell’impianto;
• quantità e distribuzione dell’osso residuo;
• rapporti con le strutture anatomiche da rispettare;
• spazi disponibili e condizioni dei tessuti;
• eventuale necessità di procedure rigenerative o di modificare il progetto.

Solo dopo queste verifiche si stabilisce se la soluzione progettata sia concretamente realizzabile. Quando appropriato, viene costruita una guida chirurgica che aiuta a trasferire in bocca la posizione pianificata.

La guida, però, non rende automaticamente semplice ogni intervento e non elimina ogni possibile differenza tra progetto e risultato clinico. Non sostituisce la diagnosi, l’esperienza dell’operatore né il controllo durante la chirurgia. In alcuni casi può essere necessario modificare il piano o utilizzare tecniche differenti.

Il valore della pianificazione è conoscere prima le condizioni di partenza, confrontare le alternative e costruire il trattamento intorno al dente che dovrà svolgere una funzione.

**L’impianto è il supporto. Il vero obiettivo è il dente da ricostruire e la riabilitazione nel suo insieme.**

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Parodontite: dal test PSR alla diagnosiIn Italia si stima che la malattia parodontale  interessi circa una persona adult...
28/09/2026

Parodontite: dal test PSR alla diagnosi

In Italia si stima che la malattia parodontale interessi circa una persona adulta su due. È una malattia molto diffusa, ma può progredire a lungo senza dolore o disturbi evidenti.

Per riconoscere precocemente i segnali che richiedono attenzione, durante i controlli utilizziamo il PSR, acronimo di Periodontal Screening and Recording.

Che cos’è il PSR?

È un test rapido di screening della salute delle gengive e dei tessuti che sostengono i denti.

La bocca viene suddivisa in zone e, mediante una specifica sonda parodontale, vengono valutati:

• profondità del solco gengivale;
• sanguinamento;
• presenza di tartaro;
• eventuali recessioni o altre alterazioni.

Per ogni zona viene registrato un codice. Un codice più elevato non significa automaticamente avere una parodontite grave, ma indica la necessità di maggiore attenzione o di ulteriori accertamenti.

Che cosa succede se il PSR segnala un problema?

Quando necessario, si procede con una valutazione parodontale più approfondita, che può comprendere:

• misurazione completa delle tasche gengivali;
• registrazione del sanguinamento e delle recessioni;
• valutazione della mobilità dei denti e dei tessuti di sostegno;
• esami radiografici, quando indicati;
• analisi dei fattori di rischio, come fumo, diabete e precedente storia di parodontite.

Il PSR non sostituisce la diagnosi completa: serve a individuare rapidamente le situazioni che meritano un approfondimento.

Solo dopo aver raccolto tutte le informazioni è possibile stabilire se sia presente una malattia parodontale e definire un percorso di cura o mantenimento personalizzato.

Controlli regolari e screening parodontale aiutano a riconoscere i cambiamenti prima che diventino più difficili da gestire.

La prevenzione inizia dall’osservazione, ma ogni decisione nasce da una diagnosi.

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Fonte: Società Italiana di Parodontologia e Implantologia — SIdP.

Il richiamo ogni sei mesi non è una regola universaleControllo e igiene professionale non devono essere eseguiti automat...
25/09/2026

Il richiamo ogni sei mesi non è una regola universale

Controllo e igiene professionale non devono essere eseguiti automaticamente ogni sei mesi: ogni persona ha necessità diverse.

Alcuni pazienti possono avere bisogno di richiami più ravvicinati; per altri può essere indicato un intervallo più lungo. La frequenza viene stabilita in base alla situazione clinica e può cambiare nel tempo.

Tra gli aspetti da considerare ci sono:

• infiammazione o sanguinamento gengivale;
• quantità e velocità di formazione del biofilm;
• precedente storia di parodontite;
• qualità dell’igiene domiciliare;
• fumo e condizioni generali, come il diabete;
• presenza di impianti, protesi o riabilitazioni complesse;
• rischio individuale di nuove carie;
• PSR, indice utile per valutare rapidamente la salute delle gengive e dei tessuti di sostegno.

Il PSR, acronimo di Periodontal Screening and Recording, è uno screening parodontale. Durante la visita la bocca viene suddivisa in zone e, con uno strumento specifico, si controllano profondità del solco gengivale, sanguinamento, tartaro e altre alterazioni.

Il risultato viene registrato con un codice: più è elevato, maggiore è la necessità di approfondire. Il PSR non sostituisce una diagnosi completa, ma aiuta a capire se servono ulteriori controlli e a stabilire la periodicità dei richiami.

Anche il contenuto della seduta dovrebbe essere personalizzato. Il richiamo può comprendere il controllo di denti, gengive, impianti e protesi, la rimozione mirata del biofilm e l’aggiornamento delle indicazioni per l’igiene domiciliare.

L’obiettivo non è aumentare il numero di sedute, ma programmare i controlli quando sono realmente utili. L’intervallo viene rivalutato nel tempo: se la situazione cambia, può cambiare anche la frequenza dei richiami.

La prevenzione non è un appuntamento standard uguale per tutti, ma un percorso costruito sulle necessità della singola persona.

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Una terapia non finisce quando il lavoro viene consegnatoLa consegna di una ricostruzione, di una corona, di un ponte o ...
21/09/2026

Una terapia non finisce quando il lavoro viene consegnato

La consegna di una ricostruzione, di una corona, di un ponte o di una riabilitazione su impianti conclude una fase importante della terapia. Non conclude, però, il percorso di controllo e mantenimento.

Con il passare del tempo, il biofilm può accumularsi intorno ai denti, agli impianti e alle protesi. Anche le gengive e i tessuti di sostegno possono cambiare, talvolta senza provocare dolore o altri disturbi evidenti.

Per questo i controlli periodici non servono soltanto a verificare il lavoro eseguito. Permettono anche di:

• controllare la salute di gengive e tessuti di sostegno;
• individuare precocemente eventuali cambiamenti;
• rimuovere il biofilm nelle zone più difficili da raggiungere;
• verificare l’igiene domiciliare e correggerla quando necessario;
• controllare denti, impianti, ricostruzioni e protesi;
• aggiornare la frequenza dei richiami in base al rischio individuale.

Non tutte le persone hanno bisogno dello stesso programma di mantenimento. La frequenza dei controlli dipende, per esempio, dalla salute parodontale, dalla capacità di controllare il biofilm, dal fumo, dalle condizioni generali di salute e dal tipo di riabilitazione presente.

Un dente naturale, un impianto e una protesi non sono la stessa cosa e richiedono controlli specifici. Nessun trattamento può avere una durata prestabilita o garantita, ma un mantenimento regolare può contribuire a riconoscere e gestire più precocemente eventuali problemi.

La cura, quindi, non termina con la consegna del lavoro: continua attraverso controlli e richiami costruiti sulle necessità della singola persona.

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Carie: è sempre necessario intervenire subito con una cura tradizionale?Non sempre. In alcune situazioni, dopo un’attent...
18/09/2026

Carie: è sempre necessario intervenire subito con una cura tradizionale?

Non sempre. In alcune situazioni, dopo un’attenta valutazione, è possibile ricorrere a un approccio più semplice e meno invasivo utilizzando Silver Diamine Fluoride (SDF) e tecnica ART.

Che cos’è il Silver Diamine Fluoride (SDF)?

Il Silver Diamine Fluoride, o fluoruro diamminico d’argento, è un liquido applicato sulla carie per aiutarci a rallentarne o arrestarne l’evoluzione.

È importante sapere che la parte cariata trattata diventa scura, fino a diventare nera. Questa colorazione è permanente e riguarda il tessuto danneggiato dalla carie.

Che cos’è la tecnica ART?

La tecnica ART permette di rimuovere in modo selettivo il tessuto cariato e, quando possibile, ricostruire il dente con un materiale adesivo, generalmente un cemento vetroionomerico.

Quando può essere utile questo approccio?

Può essere preso in considerazione, per esempio:

• nei bambini che non riescono ancora a collaborare durante cure più complesse;
• negli anziani o nelle persone con disabilità e difficoltà di collaborazione;
• quando le condizioni del paziente non consentono di affrontare subito una terapia tradizionale;
• su denti che non devono necessariamente essere mantenuti a lungo termine;
• per rimandare un intervento più impegnativo a un momento in cui il paziente sarà maggiormente collaborante.

SDF e ART non sono adatti a tutte le carie e non sostituiscono automaticamente le cure tradizionali. La scelta dipende dalla profondità e dalla posizione della lesione, dalle condizioni del dente e dalle necessità della persona.

Anche dopo il trattamento sono necessari controlli periodici, per verificare che la carie sia inattiva e che l’eventuale ricostruzione sia integra.

L’obiettivo è scegliere, quando realmente indicato, una cura più facilmente affrontabile senza rinunciare al controllo della malattia.

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Prima di sostituire un dente, è corretto chiedersi se può ancora essere salvato.Quando un dente già devitalizzato torna ...
14/09/2026

Prima di sostituire un dente, è corretto chiedersi se può ancora essere salvato.

Quando un dente già devitalizzato torna a dare problemi o presenta una lesione intorno alla radice, l’estrazione non è necessariamente l’unica possibilità.

Prima di decidere è necessario valutare:

• perché il precedente trattamento non ha funzionato;
• quanta struttura dentale sana è ancora presente;
• le condizioni della radice, dell’osso e dei tessuti di sostegno;
• l’eventuale presenza di fratture;
• la possibilità di eseguire un ritrattamento endodontico.

Il microscopio operatorio consente di osservare dettagli difficilmente visibili a occhio n**o e di affrontare con maggiore controllo anatomie canalari complesse. Non garantisce però che ogni dente possa essere recuperato: la decisione deve sempre basarsi sulla diagnosi e sulla prevedibilità del risultato.

In alcuni casi conservare il dente naturale rappresenta una possibilità concreta; in altri, l’estrazione rimane la scelta più sicura.

L’obiettivo non è salvare un dente a ogni costo, né sostituirlo il più rapidamente possibile, ma individuare la soluzione più appropriata per quella specifica situazione.

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