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Wiel Marin Smart Digital Dentistry è uno studio di odontoiatria digitale con la passione per la tecnologia non fine a se stessa ma quale strumento per migliorare al massimo l'esperienza del paziente e la qualita' delle sue cure. Wiel Marin Medicina e Ben Essere nasce dalla sinergia scaturita dall’incontro tra un gruppo di colleghi e professionisti uniti dalla comune passione e convinzione che il benessere dell’individuo passi necessariamente attraverso un approccio integrato mente – corpo. All’interno di questo gruppo operano differenti professionisti altamente specializzati, con competenze che spaziano dalla medicina del ben essere all’odontoiatria, dalla nutrizione alla psicologia integrata con la manipolazione del corpo. La struttura utilizza tecnologie digitali e apparecchiature di ultima generazione abbinate a prodotti naturali che permettono all’equipe di soddisfare le necessità dei pazienti nel rispetto della loro unicità.

15/10/2026

🦷 Un computer può aiutarti a vedere. Ma non può insegnarti a ragionare.

L’odontoiatria digitale non è semplicemente una questione di tecnologia.

È la possibilità di studiare, analizzare e comprendere l’anatomia di un paziente prima ancora di iniziare un intervento.

Significa anticipare le decisioni, valutare le alternative, riconoscere i rischi e progettare ogni passaggio chirurgico.

Ma tutto questo richiede qualcosa che nessun software può sostituire: il ragionamento clinico del medico.

La tecnologia ci permette di vedere ciò che prima potevamo soltanto immaginare.

Ma vedere non significa necessariamente comprendere.

Perché un impianto non si mette. Si progetta.

E prima ancora di progettare, bisogna imparare a ragionare.

07/10/2026

“Quanto costa un impianto?” è una domanda assolutamente legittima.

Ma un impianto non è un prodotto da scegliere da un listino: è uno strumento all’interno di una terapia.

Prima viene la diagnosi: capire qual è il problema, valutare le condizioni della bocca, dell’osso e dei tessuti e definire ciò di cui quella persona ha realmente bisogno.

Poi viene la terapia: scegliere la soluzione più appropriata e progettarla sul singolo paziente.

Solo a quel punto è possibile parlare seriamente di costi.

Perché due persone che chiedono “un impianto” possono avere condizioni, necessità e terapie completamente diverse.

Prima la diagnosi. Poi il progetto terapeutico. Infine il costo.

06/10/2026

Quando progettiamo un impianto, anche pochi gradi possono fare la differenza.

All’inizio lo spostamento può sembrare minimo, ma più l’impianto va in profondità, più una piccola variazione di inclinazione può trasformarsi in uno spostamento importante della sua punta.

E quei millimetri possono significare avvicinarsi troppo a un dente, a un nervo, al seno mascellare o semplicemente trovarsi lontani dalla posizione ideale per il futuro dente.

Per questo un impianto non dovrebbe essere semplicemente “messo dove c’è osso”.

Prima si progetta il dente. Poi si studiano osso e anatomia. Infine si sceglie posizione e inclinazione dell’impianto.

Perché pochi gradi, in chirurgia implantare, possono diventare molti millimetri.

🦷 L’impianto non si mette. Si progetta.

02/10/2026

La salute della bocca fa parte della salute dell’intero organismo.

La ricerca scientifica mostra un’associazione tra parodontite e malattie cardiovascolari. La parodontite è una malattia infiammatoria cronica e può contribuire al carico infiammatorio sistemico attraverso diversi meccanismi biologici.

Questo non significa che la parodontite causi direttamente un infarto o un ictus: significa che salute orale e salute generale non sono mondi separati e che la prevenzione e il trattamento della malattia parodontale fanno parte della cura complessiva della nostra salute.

28/09/2026

Quanto osso serve davvero per mettere un impianto?

La risposta non dipende soltanto dalla quantità di osso disponibile.

In implantologia, la pianificazione protesicamente guidata è un principio fondamentale da ben prima dell’introduzione delle tecnologie digitali: prima si definisce dove dovrà trovarsi il futuro dente e, in funzione di questo, si individua la posizione tridimensionale più appropriata dell’impianto che dovrà sostenerlo.

Oggi gli strumenti digitali ci permettono di integrare il progetto protesico con l’esame radiologico tridimensionale (CBCT), studiando volume e morfologia dell’osso disponibile e i rapporti con le strutture anatomiche vicine.

Il digitale, quindi, non ha inventato il principio: ci permette di studiarlo e trasferirlo alla fase chirurgica con strumenti più evoluti.

Perché progettare un impianto non significa semplicemente cercare dove c’è abbastanza osso.

Significa valutare se l’anatomia consente di posizionarlo correttamente in funzione del dente che dovremo ricostruire.

23/09/2026

Viaggio all’interno dell’anatomia

Prima di un intervento, conoscere l’anatomia non significa soltanto guardare un’immagine.

Significa poterla esplorare in tre dimensioni.

Grazie all’esame radiologico tridimensionale, la CBCT, possiamo navigare virtualmente all’interno della mandibola e della mascella, osservandole da prospettive differenti.

Possiamo studiare la quantità e la morfologia dell’osso e, soprattutto, valutare i rapporti tra denti, radici e strutture anatomiche importanti, come il canale mandibolare, i seni mascellari e le cavità nasali.

Informazioni fondamentali quando dobbiamo affrontare, ad esempio, un dente incluso o fuori posizione, l’estrazione complessa di un dente del giudizio oppure la pianificazione di un intervento implantare, anche in aree anatomiche più complesse.

In implantologia computer-guidata, queste informazioni vengono integrate con la scansione digitale delle arcate.

Sul modello virtuale possiamo così studiare l’anatomia e, soprattutto, progettare la futura riabilitazione protesica.

È in funzione di quel progetto che definiamo posizione, inclinazione e profondità degli impianti, con l’obiettivo di aumentare l’accuratezza e la precisione del posizionamento implantare.

Perché prima di intervenire bisogna conoscere ciò che non possiamo vedere direttamente.

Prima si studia.
Poi si progetta.
E solo dopo si interviene.

18/09/2026

L’implantologia computer-guidata è una tecnica che ci permette di pianificare digitalmente un intervento implantare prima di eseguirlo.

Le informazioni ottenute dall’esame radiologico tridimensionale (Cone Beam) e dalla scansione digitale delle arcate dentali vengono integrate per creare un modello virtuale della bocca del paziente.

Su questo modello possiamo studiare l’anatomia, valutare l’osso disponibile e, soprattutto, progettare la futura riabilitazione protesica, in funzione della quale definiamo in anticipo posizione, inclinazione e profondità dell’impianto.

Ma una volta definito il progetto implantare, come lo trasferiamo dal computer alla bocca del paziente?

Attraverso un dispositivo chiamato dima chirurgica, realizzato sulla base della pianificazione digitale, che ci permette di trasferire durante l’intervento ciò che abbiamo progettato virtualmente.

In questo modo possiamo anticipare molte delle valutazioni relative all’intervento, aumentare l’accuratezza e la precisione del posizionamento implantare, ottimizzare i tempi chirurgici e, quando le condizioni cliniche lo consentono, ridurre l’estensione delle procedure chirurgiche sui tessuti.

L’impianto non si mette. Si progetta.

16/09/2026

Come faccio ad accorgermi che un impianto si sta ammalando se non mi fa male?

Una gengiva più rossa o gonfia, il sanguinamento durante lo spazzolamento, una secrezione o la recessione della gengiva possono essere segnali visibili anche al paziente.

Ma riconoscere un segnale non significa poter formulare una diagnosi.

Per capire che cosa sta accadendo è necessario valutare clinicamente i tessuti intorno all’impianto.

Durante la visita il dentista esegue un sondaggio delicato, misura la profondità del solco peri-implantare e verifica la presenza di sanguinamento e/o suppurazione.

Quando il sondaggio evidenzia infiammazione, ma non è presente una perdita ossea progressiva oltre il normale rimodellamento iniziale, la diagnosi è di mucosite peri-implantare.

Se invece all’infiammazione si associano un aumento della profondità di sondaggio rispetto ai controlli precedenti e una progressiva perdita dell’osso di supporto, il quadro è compatibile con una peri-implantite.

Per questo, quando indicato, vengono eseguite delle radiografie e confrontate con quelle precedenti: i livelli ossei devono essere valutati nel tempo, tenendo conto della situazione iniziale.

Il paziente può riconoscere alcuni segnali.

Il dentista deve valutarli, misurarli e arrivare alla diagnosi.

Aspettare che un impianto faccia male non è il modo corretto per controllarne la salute.

10/09/2026

Hai mal di denti… ma sei sicuro che il problema sia davvero un dente? 🦷

Raffreddore, influenza e soprattutto un’infiammazione della mucosa del seno mascellare possono provocare dolore percepito a livello dei denti superiori, in particolare premolari e molari, le cui radici possono trovarsi molto vicine al pavimento del seno.

Questo è il motivo per cui sintomo e diagnosi non sono la stessa cosa: sentire dolore a un dente non significa necessariamente che l’origine del dolore sia dentale.

In alcune condizioni, inoltre, un processo infiammatorio o infettivo del seno mascellare può avere rapporti con i tessuti periapicali e, raramente, interessare la polpa dentale per via retrograda.

Per questo, quando il dolore compare insieme a congestione nasale, raffreddore o sinusite, oppure coinvolge più denti superiori, è importante individuare da dove nasce realmente il dolore prima di trattare il dente.

Il sintomo ti dice dove senti dolore.
La diagnosi ci dice da dove quel dolore proviene.

08/09/2026

Bruxismo: non significa soltanto digrignare i denti.

Il bruxismo è un’attività dei muscoli masticatori, principalmente massetere e temporale, che può manifestarsi in due momenti distinti della giornata: durante il sonno oppure durante la veglia.

Durante il sonno l’attività muscolare può essere ritmica o non ritmica.

Durante la veglia, invece, il bruxismo è caratterizzato soprattutto dal mantenere i denti in contatto ripetuto o prolungato, dal serrare oppure dal mantenere la mandibola in tensione. Spesso accade senza rendersene conto, mentre lavoriamo al computer, guidiamo, leggiamo o siamo molto concentrati.

Un concetto fondamentale della letteratura scientifica è questo: il bruxismo non è una malattia. È un comportamento motorio dei muscoli masticatori che, nelle persone sane, può rappresentare un fattore di rischio, un fattore protettivo oppure non avere alcuna conseguenza clinica.

Per questo motivo non si tratta semplicemente di “diagnosticare il bruxismo”, ma di valutarlo insieme ai suoi eventuali segni e alle possibili conseguenze, sempre nel contesto del singolo paziente.

Conoscere la differenza tra bruxismo del sonno e bruxismo della veglia è il primo passo per comprenderlo davvero.

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