16/07/2024
Storia n. 667
Nella società romana, un bel sorriso era un simbolo di status e bellezza. La cura dei denti era un lusso non alla portata di tutti, e un sorriso sano e luminoso era spesso associato alle classi più elevate.
Anche ai tempi degli antichi Romani problemi come la carie ai denti erano più che presenti.
I Romani bisognosi di cure ai denti o di una estrazione dentaria si facevano visitare da un normale medico. All'epoca infatti non vi era alcuna distinzione tra medici generici e dentisti. Ecco perché nella lingua latina non esiste il termine “dentista”.
Gli antichi testi romani raccontano di strumenti come forcipe e specilli, usati per estrarre denti danneggiati. Per ridurre il dolore, i medici preparavano un anestetico con piante come la mandragola, il giusquiamo nero e il papavero.
Ritrovamenti archeologici mostrano che i Romani utilizzavano primitivi ponti dentali e corone, indicando una comprensione avanzata della cura dentale.
Uno degli aspetti più sorprendenti dell’odontoiatria romana era l’uso di vari materiali per i trattamenti dentali. L’oro, ad esempio, era frequentemente usato per creare corone e ponti. Inoltre, i Romani erano abili nella creazione di protesi dentarie, spesso realizzate con ossa o denti di animali, e talvolta con denti umani provenienti da schiavi o cadaveri.
Il celebre poeta satirico romano Marziale nei suoi epigrammi parla di una donna con denti d’avorio, paragonandoli a quelli degli elefanti, oppure riferisce di un'altra che "ha tre denti, tutti di legno, neri come la pece”.
Sui denti esiste persino un articolo tratto dalla Legge delle XII Tavole che stabiliva una multa
di trecento assi per chi con la violenza
avesse provocato la caduta di un dente di un uomo libero (multa ridotta della metà se la vittima era uno schiavo).
Si narra che un famoso medico romano sviluppò una tecnica per trattare il mal di denti utilizzando una miscela di ingredienti insoliti, come il vino e le erbe aromatiche. Un altro racconto menziona l’uso di amuleti e incantesimi per alleviare il dolore dentale, riflettendo la fusione tra scienza e superstizione nell’antica medicina romana. Per allontanare il mal di denti, ad esempio, Plinio il Vecchio raccomandava di trovare una rana al chiaro di luna e chiederle la guarigione.
L’igiene orale quotidiana era importante per i Romani, come dimostrato dal ritrovamento di vari oggetti, tra cui strumenti simili a moderni spazzolini e filo interdentale.
Il filosofo Celso ci parla di una polvere dentifricia composta da ossa tritate, gusci d’uovo e conchiglie marine, il tutto bruciato e mescolato con del miele, e ridotto in polvere finissima.
Come metodo di sbiancamento naturale dei denti gli antichi romani utilizzavano l’urina. Ne parla espressamente in uno dei suoi Carmina il poeta Catullo, segno che era una prassi adottata dai suoi contemporanei.
Nell'immagine, pinza di dentista facente parte della collezione degli oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane presente al Museo Archeologico Nazionale di Napoli