23/09/2026
Prima di dare un antibiotico noi ci pensiamo mille volte per il bene del paziente e della comunità... Leggi qui sotto l'approfondimento pubblicato su Odontoiatria33
18 Settembre 2026
Antibiotici in odontoiatria
L’autorità per la salute francese pubblica le raccomandazioni per contrastare l’antibiotico-resistenza
L'antibiotico-resistenza continua ad avanzare e rappresenta oggi una delle principali sfide di salute pubblica a livello globale. Anche l'odontoiatria è chiamata a fare la propria parte. Secondo l'Alta Autorità per la Salute francese (HAS), l'abuso e l'impiego inappropriato degli antibiotici negli anni hanno favorito la comparsa e la diffusione di batteri sempre più resistenti ai trattamenti antimicrobici.
Le conseguenze sono tutt'altro che trascurabili: infezioni più difficili da trattare, degenze ospedaliere più lunghe, aumento della mortalità e una riduzione dell'efficacia delle procedure chirurgiche e mediche che dipendono dalla disponibilità di antibiotici efficaci. In questo contesto, la HAS ha pubblicato una nuova raccomandazione di buona pratica sulla prescrizione degli antibiotici in ambito odontoiatrico, aggiornando le precedenti indicazioni del 2011 e allineandosi alla Strategia nazionale francese 2022-2025 per la prevenzione delle infezioni e dell'antibiotico-resistenza.
L'obiettivo è chiaro: ridurre le prescrizioni inappropriate, uniformare i comportamenti clinici e promuovere un uso più razionale degli antibiotici da parte di tutti i professionisti della salute orale.
Prima il trattamento causale, poi l'antibiotico
Uno dei messaggi contenuti nella linea guida riguarda la gestione del dolore dentale. La HAS ricorda che la maggior parte delle algie odontogene ha un'origine infiammatoria e non infettiva. Di conseguenza, nella maggioranza dei casi il trattamento deve basarsi innanzitutto su un intervento eziologico tempestivo, eventualmente associato a una terapia analgesica.In altre parole, l'antibiotico non può sostituire la cura odontoiatrica. Pulpectomia, drenaggio, incisione di raccolte purulente, detartrasi e levigatura radicolare o, quando necessario, avulsione dell'elemento dentario rimangono gli strumenti terapeutici fondamentali per controllare l'infezione.
Quando l'antibioticoterapia è realmente indicata, deve quindi essere considerata come un supporto al trattamento locale e non come una soluzione autonoma.
Antibiotico-profilassi: solo quando il beneficio è dimostrato
La HAS sottolinea con forza che l'antibiotico-profilassi non deve essere prescritta routinariamente prima degli atti odontoiatrici.
La profilassi antibiotica trova indicazione esclusivamente in procedure e condizioni cliniche specificamente identificate come associate a un rischio significativo di infezione.
Le raccomandazioni distinguono le indicazioni in funzione della categoria di paziente:
• Popolazione generale
• Pazienti con aumentato rischio infettivo.
• Pazienti ad alto rischio di osteonecrosi delle ossa mascellari.
L'approccio mira a limitare prescrizioni preventive prive di reale beneficio clinico, contribuendo così alla riduzione dell'esposizione inutile agli antibiotici.
Per quanto riguarda i pazienti ad alto rischio di endocardite infettiva, la HAS precisa che il tema è stato affrontato in uno specifico documento pubblicato nel 2024 e pertanto non rientra nel campo di applicazione delle nuove raccomandazioni.
L'amoxicillina resta il farmaco di prima scelta
Dal documento emerge una netta conferma del ruolo centrale dell'amoxicillina nella pratica odontoiatrica. Nella maggior parte delle situazioni cliniche che richiedono una terapia antibiotica, l'amoxicillina rappresenta la molecola di prima scelta.
Le raccomandazioni propongono inoltre protocolli prescrittivi semplificati:
Antibiotico-profilassi nell'adulto
• 2 g di amoxicillina in dose unica, da assumere un'ora prima della procedura.
• In caso di dimenticanza o situazione d'urgenza, la somministrazione può avvenire fino a due ore dopo l'intervento.
Antibioticoterapia nell'adulto
• Amoxicillina 1 g.
• Tre volte al giorno.
• Per una durata di tre giorni.
Si tratta di un approccio che riflette la crescente tendenza internazionale verso trattamenti più brevi e mirati.
Terapie più corte
Un altro aspetto interessante riguarda la durata della terapia antibiotica. La convinzione secondo cui l'antibiotico debba essere assunto necessariamente per diversi giorni oltre la scomparsa dei sintomi è oggi oggetto di revisione critica. La letteratura scientifica mostra infatti che, per numerose infezioni, cicli terapeutici più brevi possono offrire risultati clinici sovrapponibili a quelli ottenuti con trattamenti più prolungati.
Ridurre la durata dell'esposizione all'antibiotico significa limitare la pressione selettiva sui microrganismi e contribuire al contenimento delle resistenze.
Proprio per questo la HAS raccomanda una rivalutazione sistematica del paziente dopo 48-72 ore dall'inizio della terapia, attraverso visita, televisita o, se necessario, contatto telefonico.
La duplice terapia antibiotica deve rimanere un'eccezione
Le nuove raccomandazioni invitano anche a un atteggiamento prudente nei confronti delle associazioni antibiotiche.La prescrizione di una biterapia in prima intenzione viene considerata eccezionale e limitata a situazioni ben definite, tra cui:
• Osteiti e osteomieliti.
• Sinusiti mascellari acute di origine dentale.
• Osteonecrosi dei mascellari con sovrainfezione.
• Alcune parodontiti di stadio III e IV al termine della terapia meccanica.
• Traumi con ferite gravemente contaminate.
• Ferite da morso di mammifero.
Al di fuori di questi casi, la monoterapia rappresenta la strategia raccomandata.
Niente antibiotici di routine con gli antinfiammatori
La HAS affronta anche una pratica ancora diffusa nella quotidianità clinica: la prescrizione contestuale di antibiotici e farmaci antinfiammatori. L'analisi della letteratura non ha evidenziato benefici clinici derivanti dall'associazione sistematica di antibiotici con antinfiammatori steroidei o non steroidei.
Per questo motivo, le raccomandazioni invitano i professionisti a evitare automatismi prescrittivi e a valutare separatamente le indicazioni alle due categorie di farmaci.
Stop agli antibiotici locali
Un'indicazione particolarmente netta riguarda gli antibiotici topici. La HAS raccomanda di non utilizzare terapie antibiotiche locali in odontoiatria, indipendentemente dalla patologia trattata o dalla procedura eseguita.L'assenza di benefici clinici sufficientemente documentati, unita ai possibili effetti sulla selezione di ceppi resistenti, rende infatti questa pratica non raccomandabile.
Il ruolo dell'odontoiatra nella lotta all'antibiotico-resistenza
Oltre agli aspetti terapeutici, il documento attribuisce grande importanza all'informazione del paziente. Gli odontoiatri sono invitati a sensibilizzare attivamente le persone sui rischi dell'automedicazione antibiotica, tra cui:
• Utilizzo di molecole inappropriate.
• Sviluppo di resistenze batteriche.
• Mascheramento dei sintomi.
• Aumento degli effetti indesiderati.
• Ritardo della diagnosi corretta.
La raccomandazione francese conferma così un principio ormai consolidato: il miglior antibiotico è quello prescritto solo quando serve davvero. Per la professione odontoiatrica ciò significa valorizzare ancora di più la diagnosi precoce, il trattamento eziologico dell'infezione e una prescrizione rigorosa, personalizzata e periodicamente rivalutata.
Un approccio che tutela non solo il singolo paziente, ma anche l'efficacia futura di una delle risorse terapeutiche più preziose della medicina moderna.