22/03/2026
“Houston, abbiamo un problema.”
Quando nel 1970 la missione Apollo 13 subì l’esplosione di un serbatoio di ossigeno, gli astronauti si trovarono improvvisamente in una situazione mai affrontata prima. Il problema più urgente era l’anidride carbonica. I filtri disponibili nel modulo di comando erano quadrati, quelli del modulo lunare erano rotondi. Bisognava trovare un modo per far funzionare qualcosa che non era stato progettato per funzionare insieme.
Gli ingegneri della NASA chiesero allora agli astronauti di raccogliere tutto ciò che avevano nella capsula e disporlo sul tavolo: manuali di volo,�sacchetti di plastica, nastro adesivo, tubi, piccoli oggetti di fortuna. Con quei materiali progettarono una soluzione improvvisata che permise di costruire un nuovo filtro per l’anidride carbonica. Funzionò, e la vita degli astronauti fu salva.
L’imprevedibile non si affronta con un protocollo, ma con preparazione, metodo e capacità di ragionamento.
Ed è esattamente ciò che serve anche quando, nella pratica clinica, ci troviamo davanti a un caso che non assomiglia a nessuno di quelli che abbiamo già trattato.
Nella vostra esperienza clinica, qual è stato il caso in cui avete pensato: “Houston, abbiamo un problema”?
Per chi volesse capire meglio di cosa si tratta, ho registrato una breve presentazione: https://app.screencast.com/IqDdRkhYuU9tX