De Luca Ortodonzia

De Luca Ortodonzia La pagina illustra l'attività clinica e di ricerca svolta nel mio studio di ORTODONZIA. Contiene anche informazioni utili per i pazienti.

C'è una domanda che vale la pena farsi prima di intraprendere un percorso formativo impegnativo: cosa porti a casa?Ovvia...
08/07/2026

C'è una domanda che vale la pena farsi prima di intraprendere un percorso formativo impegnativo: cosa porti a casa?
Ovviamente non ci riferiamo al titolo universitario ed al relativo attestato, ma in termini di crescita umana e professionale.

La risposta è: un modo diverso di guardare e affrontare un caso.
Prima di entrare in aula sai già fare molte cose. Dopo, saprai perché le fai — e saprai riconoscere quando non dovresti farle.

È la differenza tra eseguire e ragionare, tra seguire un protocollo e costruire un piano terapeutico, tra un operatore e un clinico.

Porti a casa un metodo diagnostico che non dipende dalla marca dell'apparecchio che usi, dal software che ti vende la soluzione o dal relatore che ti ha convinto all'ultimo congresso.

Porti a casa la capacità di stare davanti a un caso complesso senza cercare il protocollo giusto — perché hai capito che il protocollo giusto, per quel paziente, lo costruisci tu.

Il Master inizia il 31 ottobre. Le iscrizioni sono aperte.
Università LINK, Roma — Segreteria: 06 34006 000�www.unilink.it/didattica/master/ortognatodonzia-i-edizione

EMPATIALetteralmente "sentire dentro" (l'altro), rivivere le emozioni dell'altro, immedesimarsi, ma con la consapevolezz...
04/07/2026

EMPATIA
Letteralmente "sentire dentro" (l'altro), rivivere le emozioni dell'altro, immedesimarsi, ma con la consapevolezza che rimane appunto altro da noi.
Insieme alla capacità di ascolto, è una competenza necessaria per l'esercizio della medicina. Il possederla o meno può, ad esempio, rappresentare una netta cesura tra due oncologi, rendendone uno pessimo e l'altro ottimo.
Non è suggestione, è fisiologia misurabile. La PsicoNeuroEndocrinoImmunologia studia da decenni le interazioni tra mente, sistema nervoso, endocrino e immunitario, e l'empatia clinica vi entra come innesco concreto: quando il paziente percepisce di essere accolto, si attenua l'attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene e, con essa, la produzione di cortisolo — l'ormone dello stress che, se cronicamente elevato, deprime la risposta immunitaria e rallenta la guarigione dei tessuti.
Il dato più solido in letteratura non viene dall'oncologia, ma da qualcosa di apparentemente banale: il raffreddore comune. Uno studio randomizzato controllato dell'Università del Wisconsin, pubblicato su Family Medicine, ha confrontato pazienti visitati da medici percepiti come più o meno empatici: chi aveva percepito maggiore empatia ha avuto un raffreddore significativamente più breve e meno grave, con variazioni misurabili di un marcatore immunitario nel muco nasale. Non un'impressione soggettiva. Un dato di laboratorio.
Se questo accade per un raffreddore — la patologia più banale che esista — si può intuire quanto possa pesare in trattamenti che durano mesi o anni, fatti di compliance, dolore, ansia da apparecchio, come quelli ortodontici.
L'odontoiatra, e l'ortodontista in particolare, non subisce di certo il carico emotivo dell'oncologo, ma anche i nostri pazienti devono percepire la nostra vicinanza emotiva, per le stesse ricadute fisiologiche appena descritte.
Eppure non è infrequente che i pazienti si lamentino di una scarsa empatia da parte di molti professionisti. In realtà si tratta di una competenza relazionale non innata, ma che va coltivata, perfezionata. Purtroppo questo non rientra nei piani di studio universitari.
In realtà nessuno ci obbliga a colmare quel vuoto. Potremmo limitarci a quello che l'università ci ha dato e fermarci lì — molti lo fanno. Coltivare l'empatia, giorno dopo giorno, sui nostri stessi pazienti, richiede una volontà che l'istituzione non impone e che per molti equivarrebbe semplicemente a perdere tempo: tempo sottratto alla poltrona che, prima si libera, prima è accessibile al paziente successivo in sala d’attesa. �Resta, comunque, l'unica strada disponibile per chi non si accontenta. E chi sceglie di non percorrerla non sta risparmiando tempo; sta scegliendo di considerare il paziente un numero o, nel nostro caso, una malocclusione.

Un master universitario ha un limite strutturale che raramente viene dichiarato: troppi docenti, non sempre sulla stessa...
23/06/2026

Un master universitario ha un limite strutturale che raramente viene dichiarato: troppi docenti, non sempre sulla stessa linea. Ogni relatore porta il suo approccio, la sua scuola, il suo metodo — e il corsista si trova a dover assemblare da solo un puzzle i cui pezzi non sempre combaciano.

Il Master di II livello in Ortognatodonzia all'Università LINK è costruito in modo diverso.
In esso infatti trasferiamo l’esperienza maturata insieme in un decennio di corso annuale. I primi cinque incontri che rappresentano il corpus fondante, la base su cui tutto il resto si innesta — quelli che costruiscono il metodo diagnostico, il ragionamento clinico, l'approccio al caso complesso — li teniamo noi, Quinzi e De Luca.

I cinque incontri successivi affrontano le grandi specializzazioni — orto-perio, pre-chirurgica, allineatori, ortodonzia linguale — e sono gestiti da relatori tra i migliori in Italia negli specifici campi, colleghi che conosciamo bene e con i quali siamo perfettamente allineati.

Il risultato è un percorso organico, non un'antologia di contributi.
È la differenza tra un abito su misura e un vestito comprato in fretta.

Il Master inizia il 31 ottobre. Le iscrizioni sono aperte.
Università LINK, Roma — Segreteria: 06 34006 000�
www.unilink.it/didattica/master/ortognatodonzia-i-edizione

ASCOLTO�Dal latino auscultare — prestare orecchio. Ascoltare è diverso da sentire. Sentiamo la musica di sottofondo nei ...
20/06/2026

ASCOLTO�
Dal latino auscultare — prestare orecchio.

Ascoltare è diverso da sentire. Sentiamo la musica di sottofondo nei negozi — è lì, la percepiamo, la registriamo senza volerlo. Viceversa ascoltiamo un brano dei Pink Floyd: siamo presenti, attenti, disposti a ricevere.

Sentire è passivo, automatico, involontario mentre ascoltare è un atto deliberato — richiede attenzione, volontà, e qualcosa di ancora più difficile: la disponibilità a sospendere il proprio sapere per fare spazio a ciò che non si sa ancora. È quella sospensione il punto.

Chi ascolta davvero non sta formulando la risposta mentre l'altro parla, non sta già valutando, classificando, decidendo. Sta aspettando — non il silenzio, ma la comprensione. In clinica, questo ha un nome preciso: anamnesi, e non è un caso che in italiano si dica "raccogliere l'anamnesi" — non fare, scrivere, chiedere, ma RACCOGLIERE.

Chi accede per la prima volta in uno studio odontoiatrico viene fatto accomodare sul riunito — lo strumento — prima ancora che gli sia concesso di parlare. È raro che qualcuno lo faccia sedere su una sedia normale, lo guardi negli occhi e rimanga in silenzio mentre descrive cosa lo preoccupa, cosa lo spaventa, cosa vorrebbe capire.

In ortodonzia è anche peggio e il copione è quasi sempre lo stesso: i genitori portano il figlio per una visita, il professionista guarda la bocca e recita: "Ha bisogno dell'apparecchio, un paio d'anni, tot-mila euro." Fine. I genitori escono senza una vera diagnosi, con un preventivo che non hanno chiesto e nessuna risposta alle domande che non hanno avuto modo di fare.

Eppure quelle domande esistevano: sulle diverse opzioni terapeutiche, sul momento migliore per iniziare, su cosa significherà per quel ragazzo portare quei dispositivi per due anni, sul dolore, sul fastidio, sulla compliance.

L'ascolto è già terapia e con nel senso romantico della parola, bensì in quello clinico più rigoroso: valorizza la persona e coglie la sua unicità; un paziente che si sente ascoltato collabora di più, tollera meglio, abbandona meno. L'ascolto non è un lusso sentimentale: è efficacia terapeutica misurabile.

Il professionista che ha fretta non ascolta.�
Sente.�
E il paziente non è stupido

Inizia una nuova serie di contenuti QUID.�Si chiama Lessico della professione.Non parleremo di tecniche, di protocolli o...
19/06/2026

Inizia una nuova serie di contenuti QUID.�
Si chiama Lessico della professione.

Non parleremo di tecniche, di protocolli o di casi clinici.�Proporremo parole, cariche di significati che dovrebbero appartenere a tutti i medici e gli odontoiatri, termini come: responsabilità, ascolto, pazienza, competenza, autorevolezza e tantissimi altri più specifici della nostra professione.

Gli anglosassoni le definiscono "Soft Skills" — abilità morbide.
Contrapposte alle "Hard Skills" — le capacità tecniche — le abilità morbide potrebbero apparire opzionali, accessorie, un plusvalore da aggiungere se avanza tempo, ma sarebbe un errore gravissimo considerarle tali, perché in medicina sono le fondamenta, almeno quelle del lato umano della professione.

Ogni due settimane, proporremo una parola, breve, precisa, senza sconti.

Non è un corso, non è un master. �È qualcosa di più antico, di ancestrale: i medici di una volta avevano spesso conoscenze limitate e mani meno abili che maneggiavano strumenti primitivi.�Eppure si sentivano irreversibilmente responsabili, di ogni paziente, di ogni scelta, di ogni conseguenza, sapevano che certi errori non si correggono, che la biologia non contempla un tasto da cui ripartire dopo il game over. Qualcosa, nel passaggio tra generazioni, si è perso.�Non nelle conoscenze, nelle mani o negli strumenti, ma in altro.

Chi si riconoscerà in questa serie sa già di cosa stiamo parlando.
Chi non si riconoscerà avrà tempo per chiedersi come mai e, magari, ricredersi.

Come nasce una cayastrofeLeggere da sinistra a destra
09/06/2026

Come nasce una cayastrofe

Leggere da sinistra a destra

Una notizia che aspettavamo da tempo.Il corso che abbiamo tenuto per anni, prima a L’Aquila e poi a Roma, diventa l’asse...
21/05/2026

Una notizia che aspettavamo da tempo.
Il corso che abbiamo tenuto per anni, prima a L’Aquila e poi a Roma, diventa l’asse portante di un Master di II livello in Ortognatodonzia presso l'Università LINK, ovviamente sotto la direzione scientifica del Prof. Vincenzo Quinzi.
Stessa impostazione, stessa visione clinica con il valore aggiunto del titolo universitario e un percorso strutturato su dieci incontri mensili in un anno accademico.
Il primo incontro è il 31 ottobre.
Chi fosse interessato può contattare la segreteria dell'Università LINK al 06 34006 000.

“Houston, abbiamo un problema.”Quando nel 1970 la missione Apollo 13 subì l’esplosione di un serbatoio di ossigeno,  gli...
22/03/2026

“Houston, abbiamo un problema.”
Quando nel 1970 la missione Apollo 13 subì l’esplosione di un serbatoio di ossigeno, gli astronauti si trovarono improvvisamente in una situazione mai affrontata prima. Il problema più urgente era l’anidride carbonica. I filtri disponibili nel modulo di comando erano quadrati, quelli del modulo lunare erano rotondi. Bisognava trovare un modo per far funzionare qualcosa che non era stato progettato per funzionare insieme.

Gli ingegneri della NASA chiesero allora agli astronauti di raccogliere tutto ciò che avevano nella capsula e disporlo sul tavolo: manuali di volo,�sacchetti di plastica, nastro adesivo, tubi, piccoli oggetti di fortuna. Con quei materiali progettarono una soluzione improvvisata che permise di costruire un nuovo filtro per l’anidride carbonica. Funzionò, e la vita degli astronauti fu salva.

L’imprevedibile non si affronta con un protocollo, ma con preparazione, metodo e capacità di ragionamento.
Ed è esattamente ciò che serve anche quando, nella pratica clinica, ci troviamo davanti a un caso che non assomiglia a nessuno di quelli che abbiamo già trattato.
Nella vostra esperienza clinica, qual è stato il caso in cui avete pensato: “Houston, abbiamo un problema”?

Per chi volesse capire meglio di cosa si tratta, ho registrato una breve presentazione: https://app.screencast.com/IqDdRkhYuU9tX

Quando un caso ortodontico è davvero “semplice”?Immagina una scena a New York.Una giovane donna, carica di buste delle b...
08/03/2026

Quando un caso ortodontico è davvero “semplice”?
Immagina una scena a New York.
Una giovane donna, carica di buste delle boutique della Fifth Avenue, ferma un yellow cab e si affaccia al finestrino:
“Può portarmi al JFK in 30 minuti?”
Per rispondere, il tassista non guarda l’orologio.
Nella sua mente succede qualcosa di molto più complesso.
In pochi secondi ripercorre mentalmente l’intero percorso fino all’aeroporto.
Considera il giorno della settimana.
L’ora del traffico.
Il meteo.
Eventuali lavori stradali.
Manifestazioni o scioperi dei mezzi pubblici.
Solo dopo aver valutato tutte queste variabili potrà dire:
“Sì, ce la facciamo.”
Oppure: “Impossibile.”
In ortodonzia accade esattamente la stessa cos
Un caso è “semplice” solo quando riusciamo a prevedere mentalmente tutto il percorso terapeutico che ci porterà alla soluzione.
Se non riusciamo a farlo, non è necessariamente un caso complesso. È semplicemente un caso che si trova fuori dal nostro database di esperienze.
Per questo motivo l’affermazione, che a volte si sente dire,
“io mi occupo solo di casi semplici è in realtà incongrua.
Perché chi è davvero in grado di capire se un caso è semplice o complesso, è anche in grado di immaginare il percorso che lo risolve.
Ed è proprio da qui che nasce il corso
“Gestire l’imprevedibile in ortodonzia”.
In clinica, la vera difficoltà non è il caso complesso.
È il caso di cui non riusciamo ancora a immaginare il percorso.

GESTIRE L’IMPREVEDIBILE IN ORTODONZIAQuando parliamo di “imprevedibile”, non parliamo di casi difficili.Parliamo di casi...
03/03/2026

GESTIRE L’IMPREVEDIBILE IN ORTODONZIA

Quando parliamo di “imprevedibile”, non parliamo di casi difficili.

Parliamo di casi senza protocollo.

Agenesie.
Trasposizioni.
Inclusioni.
Pazienti con denti mancanti.
Situazioni preprotesiche o prechirurgiche.

Il paziente imprevedibile può entrare in studio il lunedì mattina.
Non puoi decidere di “fare solo i casi semplici”.

Un caso è semplice solo se riesci a immaginare mentalmente tutto il percorso che ti porterà alla soluzione.

Se non riesci a farlo, non è detto che sia complesso.
È semplicemente fuori dal tuo database.

Questo corso nasce per ampliare quel database.

Due giorni dedicati al ragionamento clinico:
– analisi dello scenario
– valutazione delle alternative
– equilibrio tra vantaggi e svantaggi
– qualità delle decisioni

📍 Palermo
🗓 8–9 Maggio 2026
👥 Aula limitata

Quando non c’è una strada tracciata, serve preparazione.

Indirizzo

Via Leonardo Da Vinci 17
Palermo
90144

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 19:00
Martedì 15:00 - 19:00
Mercoledì 15:00 - 19:00
Giovedì 15:00 - 19:00
Venerdì 15:00 - 19:00

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