Dott. Roberto Cornalba Medico Chirurgo Odontostomatologo

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Malattie della bocca e dei denti - Disfunzioni Cranio Madobolari - Chirurgia Orale ed Implantologia - Ortognatodonzia - Estetica dentale - Protesi - Posturologia

Ma perché chi soffre di dolori al collo, tecnicamente soffre di cervicalgia, spesso ha problemi, o non pensa di averne, ...
28/03/2026

Ma perché chi soffre di dolori al collo, tecnicamente soffre di cervicalgia, spesso ha problemi, o non pensa di averne, alla masticazione, meglio all’occlusione dentale, cioè il modo in cui chiudono i denti ? Frequentemente si osserva in soggetti che hanno perduto molti denti per le cause più disparate, dalle carie alla parodontite ( gengive infiammate e sanguinanti) di quella che gli addetti ai lavori chiamano la Dimensione Verticale, cioè l’altezza delle arcate dentarie. La perdita di DV non modifica solo l’occlusione, ma provoca una alterazione della postura cranio cervicale, vale a dire della colonna cervicale. Questo perché ad ogni deglutizione che eseguiamo, cosa automatica e continua per tutta le vita, come il battito cardiaco o la respirazione che non si fermano mai, almeno finché siamo in vita, ad ogni deglutizione usiamo non solo i muscoli dell’apparato masticatorio ma anche la muscolatura cervicale! Se quindi la nostra occlusione non è perfetta ad ogni deglutizione usiamo scorrettamente ed inconsapevolmente anche i muscoli cervicali che possono alterare la postura cervicale, con conseguente infiammazione e dolore a muscoli e vertebre cervicali! La perdita di Dimensione Verticale della ns. bocca
con la conseguente deglutizione compensativa adattata, provocano torsione mandibolare che coinvolge:
• rotazione / inclinazione di C1
• rotazione compensatoria di C2
• modulazione del tono suboccipitale
• asimmetria del temporale posteriore
• variazione del Free Way Space
• riorganizzazione del cingolo scapolare

E la Dimensione Verticale dell’occlusione non è solo millimetri, in più o in meno ma
è un informazione che il sistema nervoso integra in uno schema motorio adattativo. Non in tutti, ma sicuramente in molti! Quindi se non interveniamo per sostituire denti mancanti o siamo portatori di protesi sia fisse che mobili ( ponti e/o dentiere) non più adeguate perche vecchie (e magari brutte…) creiamo condizioni che possono sfociare anche in dolori cervicali! E se la causa o una delle cause, risiede in una bocca non più sana, anche le cure per la cervicalgia non riescono a risolvere del tutto i problemi di dolore al collo, almeno fino a quando, il vostro Dentista nn si prende cura della vs. bocca permettendovi oltre che di masticare e sorridere anche di deglutire bene ed aiutare a curare anche la cervicalgia!

Tempo fugit….
22/03/2026

Tempo fugit….

Ma perché chi soffre di dolori al collo, tecnicamente soffre di cervicalgia, spesso ha problemi, o non pensa di averne, ...
17/02/2026

Ma perché chi soffre di dolori al collo, tecnicamente soffre di cervicalgia, spesso ha problemi, o non pensa di averne, alla masticazione, meglio all’occlusione dentale, cioè il modo in cui chiudono i denti ? Frequentemente si osserva in soggetti che hanno perduto molti denti per le cause più disparate, dalle carie alla parodontite ( gengive infiammate e sanguinanti) di quella che gli addetti ai lavori chiamano la Dimensione Verticale, cioè l’altezza delle arcate dentarie, diminuita. La perdita di DV non modifica solo l’occlusione, ma provoca una alterazione della postura cranio cervicale, vale a dire della colonna cervicale. Questo perché ad ogni deglutizione che eseguiamo, cosa automatica e continua per tutta le vita, come il battito cardiaco o la respirazione che non si fermano mai, almeno finché siamo in vita, ad ogni deglutizione usiamo non solo i muscoli dell’apparato masticatorio ma anche la muscolatura cervicale! Se quindi la nostra occlusione non è perfetta ad ogni deglutizione usiamo scorrettamente ed inconsapevolmente anche i muscoli cervicali che possono alterare la postura cervicale, con conseguente infiammazione e dolore a muscoli e vertebre cervicali! La perdita di Dimensione Verticale della ns. bocca
con la conseguente deglutizione compensativa adattata, provocano torsione mandibolare che coinvolge:
• rotazione / inclinazione di C1
• rotazione compensatoria di C2
• modulazione del tono suboccipitale
• asimmetria del temporale posteriore
• variazione dello spazio fra le arcate dentarie
• riorganizzazione del cingolo scapolare

E la Dimensione Verticale dell’occlusione non è solo millimetri, in più o in meno ma
è un informazione che il sistema nervoso integra in uno schema posturale adattativo. Non in tutti, ma sicuramente in molti! Quindi se non interveniamo per sostituire denti mancanti o siamo portatori di protesi sia fisse che mobili ( ponti e/o dentiere) non più adeguate perche vecchie (e magari brutte…) creiamo condizioni che possono sfociare anche in dolori cervicali! E se la causa o una delle cause, risiede in una bocca non più sana, anche le cure per la cervicalgia non riescono a risolvere del tutto i problemi di dolore al collo, almeno fino a quando, il vostro Dentista nn si prende cura della vs. bocca permettendovi oltre che di masticare e sorridere anche di deglutire bene ed aiutare a curare anche la cervicalgia!

Questo articolo l’ho già pubblicato qualche tempo fa, ma parlando dell’argomento  con i miei pazienti, credo che ripropo...
12/02/2026

Questo articolo l’ho già pubblicato qualche tempo fa, ma parlando dell’argomento con i miei pazienti, credo che riproporlo possa aiutare a comprendere meglio il ruolo della deglutizione e perché è così importante. “Ci avete mai pensato? Credete che i Vs. denti vi servano "solo" per masticare...oltre che per sorridere s'intende! Bene chi tra di voi usa i propri denti per masticare per più di 90' fra colazione, pranzo e cena nelle 24 h. è degno di essere menzionato nel Guinness dei Primati!
Ed invece sapete a cosa servono per il restante tempo i Vs. denti? A Deglutire!!! Sì perché ogni minuto ca. dobbiamo deglutire, cibo o saliva o niente e per poterlo fare dobbiamo chiudere i denti, per stabilizzare la mandibola ai denti dell'arcata superiore e permettere alla lingua di fare il proprio lavoro!
Non ci credete? Provate a deglutire a bocca solo semiaperta....difficile vero!
Bene, ora questo lo fate, tutti lo facciamo, in media ogni minuto, minuto e mezzo.
E per farlo attivate tutta la Vs. muscolatura masticatoria coinvolgendo anche i muscoli posteriori del collo (provate a toccarveli quando deglutite) e tutto questo lavoro muscolare, perché di questo si tratta, una volta al minuto, cioè 2000 volte ca., giorno e notte, per 24h per TUTTA LA VS. VITA!
Si perché la deglutizione inizia ancora nel grembo materno e finisce quando esaliamo l'ultimo respiro!
Adesso immaginate cosa può accadere al Vs sistema masticatorio se ogni volta che deglutite lo fate su una dentatura incompleta, o imprecisa anche di pochissimo....il sovraccarico di lavoro muscolare e di compenso è enorme! E non può essere interrotto se non dopo che il Vs Dentista non vi ha posto rimedio con adeguate analisi e terapie! E da ciò possono nascere numerose disfunzioni dell'apparato della masticazione come rumore e/o dolore dell'articolazione temporo mandibolare, usure dei denti, dolori alla testa ed al collo.
A dimenticavo...il collo; si perché ciò che accade ai muscoli del collo si ripercuote su quelli di testa, spalle schiena e via via sempre più giù....e per fortuna non a tutti, ma a qualcuno, qualche problemino posturale lo può dare.....”

07/02/2026

Da Roberto Cornalba

Buongiorno a tutti! Che ne dite di fare un piccolo “ripasso” ....😎😎😎

Teoria dell’Occlusione Neuromuscolare

La Teoria dell’Occlusione Neuromuscolare, incentra la sua attenzione, sulla componente neuromuscolare dell’apparato stomatognatico.

Nata dagli studi di Bernard Jankelson (1902-1987), gnatologo americano, negli anni ’60, che a partire da quegli anni, in contrasto con il pensiero gnatologico meccanicista dell’epoca, che poneva al primo posto l’articolazione temporo-mandibolare, Bernard Jankelson pose le basi per una nuova filosofia dell’occlusione che vede nel sistema neuromuscolare la chiave per l’interpretazione della fisiopatologia del sistema stomatognatico. Punto di forza della Teoria Neuromuscolare dell’Occlusione è il fatto di iniziare da dati oggettivi della fisiopatologia del soggetto, oggettivamente raccolti con gli strumenti deputati a ciò, per giungere a personalizzare individualmente il trattamento gnatologico.

Una posizione mandibolare squilibrata da una alterata attività muscolare può condurre a disfunzione e/o incoordinazione condilo discale, con dislocazione mandibolalare ed alterazione funzionale dei muscoli stomatognatici, elevatori ed abbassatori della mandibola e dei muscoli ad essi funzionalmente correlati.
Nel paziente affetto da patia disfunzionale non si deve pensare quindi solo a biomeccanica articolare alterata quanto a fisiologia neuromuscolare alterata da ripristinare.

Si deve considerare che l’occlusione viene utilizzata, in massima intercuspidazione, solo per pochi attimi al momento della deglutizione, ma la deglutizione é così importante per frequenza ed attività neuromuscolare che l’occlusione, in cui dovrebbe avvenire, diviene il vero dittatore della postura mandibolare, di conseguenza una occlusione malposizionata condiziona, attraverso la propriocezione dell’occlusione esistente, una traiettoria di deglutizione adattata ed una posizione di riposo alterata mantenuta durante tutto il giorno a prezzo di una tensione muscolare patologica principale responsabile dei sintomi delle disfunzioni

Nei pazienti affetti da patia disfunzionale, secondo la Teoria dell’Occlusione Neuromuscolare, la terapia logica ed eziologicamente corretta dovrebbe essere quindi ritrovare prima di tutto la posizione di riposo fisiologica, dalla quale i muscoli, rilassati ed equilibrati, portino la mandibola ad una occlusione fisiologica dove eseguire la deglutizione.

Ma la posizione che il paziente disfunzionale assume abitualmente al riposo è condizionata dalla tensione muscolare indotta dalla occlusione esistente.
Diviene quindi fondamentale, rilassare e riequilibrare la muscolatura per individuare la posizione di riposo fisiologica da cui partire per la riabilitazione.

Per ottenere tale condizione, la Teoria dell’Occlusione Neuromuscolare propone l'impiego della Stimolazione Neurale Elettrica Transcutanea, TENS, a bassa-frequenza.
In campo odontoiatrico l'impiego della TENS. è facilitato da favorevoli circostanze anatomo-funzionali
I muscoli del gruppo di azione masticatorio sono nella quasi totalità innervati dal V e VII paio di nervi cranici i cui tronchi nervosi sono facilmente e contemporaneamente raggiungibili all'incisura sigmiodeia della mandibola.

Gli impulsi, se correttamente applicati, determinano contrazione muscolare isotonica. senza contatti dentali e senza tensione, ma solo di movimento in una parte delle unità motorie, mentre le rimanenti sono passivamente sottoposte ad un " effetto p***a" che facilita il circolo emo-linfatico con conseguente detossificazione delle fibre muscolari in ipertono.
Dopo un tempo adeguato, 30/45 minuti, di applicazione della TENS. i muscoli tendono a ritrovare il tono basale di riposo, a ritrovare la lunghezza fisiologica di inserzione permettendo alla mandibola di assumere una posizione di riposo più compatibile con la situazione anatomo-posturale esistente.
La TENS. induce un piccolo movimento mandibolare che indica la traiettoria mandibolare risultante dalla contrazione simmetrica e contemporanea di muscoli rilassati ed equilibrati. Questa traiettoria, è la traiettoria verso la posizione di occlusione in cui dovrebbe avvenire la deglutizione fisiologica, che Bernard Jankelson definì Occlusione Miocentrica :"...posizione in cui i muscoli porterebbero la mandibola se non esistessero fattori deflettenti... " .
Bernard Jankelson stimolò e guidò la costruzione di un'apparecchiatura, il Kinesiografo, in grado di misurare e documentare le posizioni ed i movimenti mandibolari ed di un EMG con elettrodi di superficie, per valutare le condizioni a riposo ed in funzione dei muscoli stomatognatici e l'avvenuto rilassamento muscolare dopo TENS.

22/01/2026
Visto il gradimento dei precedente post riprendiamo il discorso!         LA MALATTIA PARODONTALE        “ GENGIVE CHE SI...
21/01/2026

Visto il gradimento dei precedente post riprendiamo il discorso! LA MALATTIA PARODONTALE “ GENGIVE CHE SI RITIRANO (2)”
Le gengive che si ritirano, definite tecnicamente recessioni gengivali, sono una condizione molto frequente. Colpiscono in alta percentuale persone di ambo i sessi e possono manifestarsi già in età giovanile. Anche coloro che mantengono una scrupolosa igiene orale possono esserne colpiti. Ci sono infatti anche altri fattori che in modo più o meno importante contribuiscono alla loro comparsa. La posizione dei denti nell’arcata dentaria, ad esempio, rende canini, primi premolari e incisivi inferiori più soggetti di altri denti alla scopertura delle loro radici. La condizione più o meno lentamente progredisce nel tempo se non curata. Altri fattori concomitanti sono la presenza di eccessiva placca batterica, le malocclusioni (denti “storti”).
Ma anche la presenza di otturazioni non ben lucidate o protesi non più congrue, facilita l’insorgenza di infiammazione cronica e recessione della gengiva. Le protesi eventualmente presenti vanno controllate e sostituite quando non più funzionalmente valide.
La recessione può essere asintomatica, ed essere quindi percepita con la vista solamente, oppure associata a ipersensibilità termica (prevalentemente allo stimolo freddo di cibi o bevande) o ipersensibilità meccanica allo spazzolamento o a ipersensibilità agli zuccheri o ai cibi aciduli (agrumi, mele, pomodori).
Tutto quanto sopra descritto, porta anche a una compromissione di ordine estetico nell’armonia del sorriso.
Il Parodontologo ha a disposizione una vasta scelta di modalità operative da poter applicare a ogni specifica e personalizzata necessità. Non esistono cure”miracolose” a base di molecole o di applicazioni di fasci di energia (laser).
L’unica modalità che consente il pieno recupero è la ricostruzione micro-chirurgica dei tessuti perduti. Sono ormai più di 70 anni che lo specialista interviene con successo adoperando metodologie derivate dalla chirurgia plastica per la copertura delle radici esposte da reptazioni gengivali.
Prima si interviene, più possibilità si hanno di conseguire una copertura completa e quindi di risolvere efficacemente le sintomatologie dolorose e le problematiche estetiche. Non va inoltre dimenticata la possibilità di sviluppare carie sulle radici esposte all’ambiente orale. Le immagini, di casi trattati e felicemente risolti dal Prof. Giorgio Santarelli, mostrano i risultati prima e dopo i trattamenti di micro-chirurgia gengivale e credo non abbiano bisogno di commenti! Se pensate di aver bisogno di una visita specialistica per affrontare problemi come quelli descritti, non esitate a contattarci! 026880285

17/01/2026

. Focus tra perdita dei denti e riduzione funzioni cognitive. Da Medico Odontoiatra non posso che plaudire al nuovo recente studio condotto in Giappone . I ricercatori hanno rilevato che esiste una connessione diretta e preoccupante tra salute dentale e funzione cerebrale, mostrando che la perdita dei denti e la malattia gengivale sono legate al restringimento nell'ippocampo, la parte del cervello coinvolta nella memoria e nella malattia di Alzheimer. Lo studio ha seguito 172 adulti di 55 anni in su per quattro anni, monitorando la loro salute dentale e il volume cerebrale attraverso la risonanza magnetica. Coloro che hanno una lieve malattia gengivale che hanno perso i denti hanno subito un restringimento più rapido dell'ippocampo, equivalente all'invecchiamento del cervello di un anno in più per ogni dente perso.
Sorprendentemente, le persone con una grave malattia gengivale che mantengono più denti hanno mostrato anche un restringimento cerebrale più rapido, suggerendo che tenere denti malati potrebbe danneggiare la salute cerebrale. I ricercatori sostengono che questo sottolinea l'importanza non solo di tenere i denti, ma di garantire che siano sani, sottolineando le cure dentistiche regolari per controllare le malattie gengivali. Sebbene questo studio non dimostri causa ed effetto e coinvolga un piccolo gruppo localizzato, aggiunge alle crescenti prove che la salute orale influisce sulla funzione cognitiva. Queste scoperte servono come un potente promemoria che prendersi cura dei denti potrebbe giocare un ruolo vitale nel proteggere la memoria e la salute cerebrale con l'età.
PM

15/01/2026

Bite e dintorni....

L'interessante discussione che da tempo si tiene su questa pagina, mi spinge ad alcune riflessioni. La più importante riguarda il grande numero di casi trattati con successo da molti colleghi, successi innegabili cui va senza remore il mio plauso (ammesso che ce ne sia bisogno...) ma che per espressa dichiarazione degli stessi Autori, si avvalgono di tecniche, metodiche e protocolli i più disparati, quando non in antitesi fra loro! Ma i risultati non si discutono: se il paziente stà bene , nessuno credo abbia diritto di metterci bocca ( o le mani ...in bocca...). Ma la domanda sorge spontanea: perchè?! In medicina, in generale, è cosa non infrequente che terapie simili, ma differenti nella sostanza, raggiungano buoni risultati per il paziente. Come da me sempre sostenuto, il "bite" è di fatto una terapia (non un pezzetto di plastica tra i denti...) ma sembrerebbe che bites, o meglio , le placche occlusali, di differente foggia, dimensione, posizionamento, tempo d'uso, per non parlare delle scuole di pensiero e/o filosofie che stanno dietro di esse, quasi sempre, funzionano! Per cercare di capire il "quasi sempre" anni fà, insieme ad alcuni colleghi e con un notevole impegno di ricerca, raccogliemmo qualcosa come oltre 2300 (duemilatrecento) cartelle cliniche di pazienti sottoposti in 10 anni ca. ad analisi Kinesioelettromiografica cranio-mandibolare c/o il Reparto di Gnatologia Neuromuscolare dell' I.S.I di Milano.I risultati di quella Ricerca dal titolo

"Analisi statistica delle variazioni dello Spazio Libero Interocclusale(FWS) e della traiettoria neuromuscolare, in più di 2.300 soggetti studiati c/o il Reparto di Gnatologia Neuromuscolare dell’Istituto Stomatologico Italiano di Milano"

furono presentati e pubblicati negli atti, al Congresso Mondiale ICCMO di Vicenza del 2007. Recentemente i risultati sono stati ripresi, riaggiornati con altri casi, con anche valutazioni sugli effetti sul dolore cranio-mandibolare (dato che non era stato considerato nella vecchia stesura)dalla Rivista "Neurological Science". Il dato più eclatante era ed è che nel 86% del soggetti esaminati si rende necessario un incremento della DVO ! In pratica a tutti quei soggetti un "bite" (qualsiasi !?) stà bene! Con buona pace degli Gnatologi: Stiamo facendo ciò che la garnde maggioranza dei soggetti affetti da Patia Disfunzionale Cranio-Cervico-Mandibolo-Cervicale, necessita! Dicevo però "quasi sempre funzionano" perchè c'è un certo numero di soggetti, il 2%, che sta bene con la DVO abituale e soprattutto, il 12% che necessita di una riduzione della DVO! E a questo 14% totale (della ns. casistica, of course) un bite non serve ed è controindicato) Conclusione: Diagnosi, diagnosi, diagnosi! Per non fare/farsi del male!

Bisogna sempre valutare tutti gli aspetti di una riabilitazione orale importante e complessa!
15/12/2025

Bisogna sempre valutare tutti gli aspetti di una riabilitazione orale importante e complessa!

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