10/05/2016
Ma perché tanta paura del dentista?
Considerate che il paziente Odontofobico vero e proprio, dal dentista, non ci va proprio! Al massimo vi capiterà un paziente borderline, molto, molto impaurito, ma il fobico evita il nostro ambiente, l'ultima spiaggia potrebbe essere un famigliare impietosito che lo accompagna, ma una volta risolta l'emergenza potreste non rivederlo per anni. Perciò ci riferiremo ad un paziente attanagliato dalla paura, dall'ansia, ma non dal panico.
Caratteristiche del paziente impaurito:
1. Arriva sempre puntuale, spesso con largo anticipo.
2. La postura alla poltrona è tutt'altro che rilassata, ogni muscolo è contratto, non appoggia la testa finché non glielo chiedete espressamente anche se è già disteso e a volte tiene una gamba giù dal sedile.
3. Con le mani si "aggrappa" alla poltrona come se temesse di non riuscirsi a controllare e fuggire da un momento all'altro.
4. Strizza gli occhi, la bocca è semi aperta in una smorfia, le labbra sono rigide come muretti e tiene il mento molto in basso, verso il collo.
5. Non rimane girato verso l'operatore, quando questo glie lo chiede gira solo gli occhi ma non la testa.
6. Sussulta ancora prima di essere toccato.
7. Non riesce a tenere la lingua ferma e la mette continuamente dove state lavorando.
8. Si dimentica di avere il naso e respira solo con la bocca.
9. Non avete ancora terminato l'arcata superiore che già vi chiede se avete finito.
10. Non deglutisce,ma vuole risciacquare spesso.
11. Al termine della difficile seduta, voi siete esausti, lui, tutto contento, vi avvisa che non ha sentito nulla!
Comunque intuire il perché di tutta questa paura non è molto difficile. Chi di noi entra in uno studio dentistico o si siede sulla poltrona odontoiatrica volentieri? Probabilmente nessuno e l’ansia che precede un trattamento è comune a tutti.
I motivi di questo stato di disagio sono evidenti.
In primis l'ambiente stesso di uno studio dentistico con quell'inconfondibile 'odore' di ... DENTISTA, i suoi rumori poco rasserenanti che non aiutano, i camici bianchi e le divise in generale che tendono sempre a mettere in soggezione , non ultimi gli strumenti usati, come il "trapano" o le siringhe per l’anestesia, costituiscono un forte stimolo ansiogeno.
Anche la posizione in cui il paziente 'subisce' le cure odontoiatriche, sebbene risponda al top delle regole di ergonomia, non è il massimo per il paziente:
~ deve stare disteso senza alcuna possibilità di muoversi ... Parte già svantaggiato poveretto, obbligato ad una posizione di totale sottomissione e perdita del controllo, in più noi rincariamo la dose:"Se c'è qualcosa che non va alzi il braccio sinistro" cosa praticamente impossibile perché lo "blindiamo" sotto alla faretra, poi inforchiamo gli occhialini ingranditori e gli stiamo addosso senza perdere il ritmo almeno fino a quando : -A- inizia a rantolare, -B- diventa cianotico!
~ Talvolta anche la respirazione viene messa a dura prova... pretendiamo che non vomiti posizionato in Trendelemburg con l'aspira saliva appeso ad una tonsilla, lo specchietto che lotta con la radice della lingua e magari un cuneo distale che gli blocca (per sempre) la bocca spalancata!
~ Poi non può dire una parola! Non può chiedere, non può domandare, non può insultarci, non può neppure rispondere alla miriade di domande che insistiamo a fargli! Può solo improvvisare un Codice Morse con gli occhi nella speranza di attirare il nostro sguardo!
Ma la causa maggiore del disagio di fronte alla poltrona di un dentista, o dell'igienista, è data dal fatto che operiamo in una delle zone più intime del corpo: la bocca.
La bocca costituisce l'organo primordiale delle nostre emozioni. Non bisogna certo scomodare Freud, secondo cui la bocca è l’organo più importante per l’appagamento delle pulsioni (succhiare, mordere, masticare) per comprendere che è uno strumento di prima gratificazione: il bambino alla nascita è subito alla ricerca del latte materno, mordendo ci si può difendere, ci permette di mangiare e quindi ci rende autosufficienti, è l'organo con cui si comunica, ci rende esseri sociali.
E’ inoltre una delle parti del nostro corpo sempre esposta, notata per prima e di cui si ha più pudore.
Forse qualcuno da piccolo, quando si comportava male, aveva la mamma che lo minacciava utilizzando la figura del dentista:" Se non la smetti ti porto dal dentista!", o forse no, ma in ogni caso abbiamo letto tutti le fiabe e possiamo collegare i personaggi cattivi (lupi, orchi, vampiri, mostri... IT!) ad esseri che utilizzavano la bocca per uccidere!
In quest'ottica spero sia più facile comprendere la riluttanza di molti pazienti nell’aprire la bocca, nel mostrarla cosi da vicino, nel consentire al dentista di inserire strumenti spesso molto invasivi.
Domani qualche suggerimento per rendere i rapporti con questi pazienti un po' più semplici, intanto mi permetto di suggerirvi questo libro del collega Dott. Andrea Corain, esperto in Odontofobia, semmai deciderà (come io spero) di organizzare altri corsi sull'argomento, non potete perdervelo.
https://www.bookrepublic.it/book/9788894104905-lodontofobia-a-360/