24/11/2024
Lo avete visto? Voglio dirvi una cosa su il ragazzo dai pantaloni rosa, il film di cui tutti parlano! C’è chi lo ha ama, chi lo odia, chi lo critica, c’è perfino chi lo ha boicottato, perché «affronta temi troppi difficili e delicati» per i ragazzi.
Io invece durante questo film ho PIANTO! Questo film mi ha toccata da vicino. La storia penso che ormai la conosciate tutti: c’è questo ragazzo, un ragazzino come tutti, di nome Andrea che viene deriso, umiliato, tormentato dai suoi compagni per un paio di pantaloni scoloriti e una lavatrice sbagliata. Ecco, io mi sono rivista in Andrea.
Quando ero bambina ero quasi cieca, non vedevo quasi nulla. Fui operata tre volte agli occhi. E per anni dovetti portare una una benda sull’occhio. Gli altri bambini mi prendevano in giro per questo. Da ragazza poi ero quella che tutti deridevano perché non mi vestivo come tutti, non parlavo delle cose che interessavano a tutti, non pensavo come «tutti». In un’epoca di conformismo imperante, basta davvero poco per essere etichettato come strano.
E nel corso degli anni ho visto tanti insegnanti, troppi, che fanno finta di non vedere. Che girano la testa dall’altra parte. Ho visto genitori che se ne fregano e che giustificano. E vedete, è proprio questo il punto, e questo non riguarda soltanto i ragazzi: omertà e silenzio sono i veri mali del nostro paese. Tutti sapevamo come sarebbe andato a finire quel film, tutti conosciamo la storia di Andrea: questo ragazzino così pieno di vita, di sorrisi, di speranza, si toglie la vita. Il giorno dopo il suo compleanno. Ma fino alla fine speri che qualcuno o che qualcosa lo salvi. Che qualcosa cambi. Ma non è così! Perché alle volte l’odio è più forte di tutto!
Poi, prima dei titoli di coda sullo schermo compaiono le fotografie di Andrea quello vero, quello che non c'è più, travolto dall'odio dei suoi coetanei. E allora mi domando: ma cosa diavolo stiamo insegnando ai nostri ragazzi? L’ho già detto ma lo ripeto, i ragazzi non se ne faranno nulla di una padronanza assoluta dei computer, della tecnologia, di aver memorizzato vita, morte e miracoli di un autore, se manca l’empatia. Se mancano il RISPETTO, la sensibilità, l’amore. Non abbiamo bisogno di più sapere ma di più amore. Perché sapere non basta. Capire non basta. Occorre amare. Camus diceva: la vera tragedia non è non essere amati, ma non amare.
- Professor X