03/07/2020
E' TRISTE ma è VERO
La vite di connessione
L’unione degli abutment e/o della protesi sull’impianto avviene tramite la vite di connessione.
Nel caso della protesi avvitata, la vite di connessione viene utilizzata o per il fissaggio diretto della protesi sull’impianto o per il fissaggio dell’abutment sull’impianto e poi (tramite una seconda vite) per il fissaggio della protesi sull’abutment.
Invece, nella protesi cementata la vite di connessione viene utilizzata per il solo fissaggio dell’abutment sull’impianto e poi la protesi viene cementata sull’abutment.
In ogni caso, il problema che spesso si pone nell’uso della vite di connessione, è garantire l’affidabilità del serraggio, impedendone la rottura in uso o lo svitamento nel corso del tempo.
La tenuta della vite dipende da molteplici aspetti di natura meccanica.
La vite viene inserita inizialmente nel suo alloggiamento e poi viene iniziato l’avvitamento durante il quale il moto di rotazione della vite si trasforma in un moto di avanzamento, che consente alla vite di entrare all’interno del foro filettato.
Questa fase avviene senza sensibile attrito e quindi applicando un bassissimo torque.
Quando la testa della vite raggiunge la battutanon può più avanzare e diventa difficoltoso avvitarla ulteriormente. Se si applica un torque elevato la vite ruota ancora, la parte filettata della vite scende all’interno del foro filettato, ma la testa rimane in battuta con l’abutment, senza seguire il filetto. Ciò produce un allungamento del fusto della vite (il fusto è quella parte compresa tra la testa e il primo filetto in presa). Questo fusto allungato è sottoposto ad uno stato di sforzo tanto maggiore quanto minore è la sezione resistente (diametro della vite).
L’aumento del torque di serraggio aumenta però la forza di trazione e lo sforzo nel fusto. È importante che lo sforzo rimanga nel campo elastico del materiale con cui è fabbricata la vite. Se il torque è eccessivo lo sforzo eccede il limite elastico e quindi si produce una deformazione plastica del fusto della vite, ma, soprattutto, a mio avviso, dei filetti in presa. In questo modo, si produce una riduzione della forza di contatto e il danneggiamento della vite stessa: non è più in grado di mantenere il serraggio corretto.
Sia un serraggio insufficiente che eccessivo possono quindi portare allo svitamento della vite.
Nel primo caso, la vite si svita progressivamente perché l’attrito che si oppone alla rotazione è insufficiente rispetto alle coppie torsionali casualmente derivanti dai carichi masticatori.
Nel secondo caso, la vite si svita perché la sua plasticizzazione,ne riduce la sua capacità di tenuta, come precedentemente descritto.
In generale, comunque, il carico ideale è quello che consente di ottenere lo sforzo medio e questo dipende dal materiale, dalla sezione della vite e dalla lunghezza iniziale della vite.
Vanno considerati anche gli errori di ingranaggio.
Questi di solito in rapporto alla fabbricazione si possono classificare in:
-Errori di passo (pitch error)
-Eccentricità
-Errori nel profilo (normale o modificato)
Un singolo errore di passo consiste in un’errata spaziatura tra due denti consecutivi.
Per ingranaggi ad alte prestazioni prodotti con tecnologie avanzate il massimo pitch error tra denti adiacenti è quantificabile nell’ordine di uno scostamento di qualche micron del passo rispetto al valore nominale.
L’eccentricità di un ingranaggio, determina un comportamento analogo a quello di una serie di errori di passo. L’eccentricità per ingranaggi ad alte prestazioni non dovrebbe superare i 20μm.
In pratica l’effetto dell’eccentricità è quello di generare, in assenza di errori di passo ’reali’, un errore di passo ‘apparente’ variabile ciclicamente ad ogni rotazione.
L’entità dell’errore di passo ‘apparente’ massimo è facilmente valutabile geometricamente ed è pari a 2ecsin(π/Z).
Gli errori nella geometria del profilo possiamo affermare, che con le attuali tecnologie per ingranaggi ad alte prestazioni si hanno scostamenti dalla geometria ‘da disegno’ dell’ordine delle quantità misurabili degli strumenti di verifica, pertanto uno studio che trascuri gli effetti degli errori di profilo può ritenersi esaustivo (almeno nell’ambito della progettazione ad alto livello).
Come poter risolvere e superare l’imprecisione fra filettatura e passo filettato al fine di raggiungere un serramento che impegni tutta la vite, e non si esprima soltanto in una “trazione” fra la testa e la prima spira della filettatura passando per il fusto della vite stessa?
Una prima ipotesi è aumentare lo spessore del filetto, eseguendo un minor numero di spire e, quindi, un passo maggiore. Questo aumenterebbe la tenuta della vite in quanto in realtà è solo la prima spira ad entrare in trazione e garantire la tenuta fra abutment e fixture e/o abutment e protesi (crown). Avere una vite lunga e con tante spire, se non si garantisce la “precisione”, in realtà, non favorisce la tenuta.
Una seconda ipotesi aumentare la precisione fra il filetto della vite e cavo filettato dell’impianto o dell’abutment, inserendo all’interno del cavo filettato o sulla filettatura della vite delle paste “frena-filetto” o altri materiali di guarnizione, che andrebbero inseriti prima dell’avvitamento. Questi potrebbero svolgere anche un’importante funzione occludente.
Una terza ipotesi: Il torque di serraggio varia in base all'ingaggio della vite, aumentando da 15N a 35N. Inoltre, la vite, una volta serrata al max di 35N, andrebbe sostituita ad ogni controllo-svitamento, perchè perde la sua capacita originaria.
In pratica, dovrebbero essere monouso per cui cambiate sempre ad ogni svitamento o smontaggio nei vari controlli. Ancora, la vite andrebbe serrata al torque imposto dalle case produttrici, in media tra il 65-75% del limite dello snervamento della vite, che deve essere raggiunto nel serraggio, ma mai superato.
Importante anche attendere 10 minuti dopo il primo serraggio e ripetere l’operazione di serramento. Questo almeno per tre volte.
Vi lascio il mio numero per chiarimenti e dettagli GRAZIE dr. Angelo Bernardis 3398258903