22/09/2026
🦷 Quando i denti raccontano quello che la mente non dice
C'è un segno che incontro continuamente nel mio studio, sia da dentista sia da psicoterapeuta psicosomatico: il bruxismo — il digrignare o serrare i denti, di giorno o di notte.
Dal punto di vista odontoiatrico è un dato oggettivo: lo vedo nell'usura dello smalto, nella tensione dei muscoli della mascella, a volte in un mal di testa ricorrente che sembra "senza causa". Ma, nella mia esperienza, il bruxismo raramente nasce da un problema puramente meccanico. Nella maggior parte dei casi è il corpo a trattenere una tensione che la mente non ha ancora messo a parole: stress, ansia trattenuta, un carico emotivo che, senza altra via d'uscita, si scarica nei muscoli masticatori.
Ed è proprio qui che le mie due competenze si incontrano: guardo il segno fisico — l'usura di un dente, la rigidità di una mandibola — ma non mi fermo lì. Mi chiedo anche cosa quel segno sta comunicando. Curare solo il sintomo dentale, senza intercettare la tensione psicologica che lo alimenta, spesso significa vederlo tornare.
Lavorare solo sulla psiche, ignorando il corpo che ne porta i segni, lascia scoperta metà del quadro.
È l'idea che guida il mio modo di fare medicina della persona intera: il corpo e la mente non sono due reparti separati, ma un unico sistema che parla con un'unica voce — anche attraverso una mascella troppo serrata.
Se digrignate i denti, se vi svegliate con la mascella contratta, o se un dolore alla mandibola vi accompagna da tempo senza una causa chiara, potrebbe essere il momento di ascoltare cosa quel segno sta cercando di dirvi. 🦷💬