12/07/2022
....Un po' di storia..
Siamo intorno agli anni ’80, quando nuove tecnologie e nuovi materiali, entrano a far parte delle pratiche odontoiatriche ed odontotecniche.
Un cambiamento cosi rivoluzionario, che fece viaggiare l’odontoiatria e l’odontotecnica lungo una scia di “estetica e bellezza” che fino a prima era un lontano e difficile obiettivo. I pazienti, finalmente potevano mimetizzare le proprie problematiche estetiche, attraverso l’utilizzo di impianti dentali, compositi estetici, ceramiche, abbandonando via via, quegli inestetismi legati alle protesi mobili, alle otturazioni in amalgama, ai ponti e corone in leghe nobili…Questa evoluzione però, ci ha sviati da un aspetto che oggi stiamo vedendo dare i suoi risvolti…
I materiali da ricostruzione e riabilitazione estetica, utilizzati negli anni passati, avevano la capacità di funzionalizzarsi, ovvero, caratteristica di duttilità permetteva al manufatto di adattarsi alle condizioni funzionali della articolazione temporo-mandibolare, così da non inficiare e compromettere la “postura” del sistema stomatognatico.
Fu cosi che, agli inizi degli anni ’80 si iniziò a considerare il rapporto tra occlusione e postura; Si cercava in quegli anni di dare all’ortodonzia e alla protesi dentale una valenza che andava oltre la “bocca”, di fare intendere che il sistema stomatognatico “rispondeva delegando al Sistema Tonico Posturale ” le riabilitazioni o correzioni dentali che non poteva funzionalizzare.
Intorno alla fine degli anni ’90 alcuni pionieri cominciarono a studiare e a diagnosticare l’interferenza che l’occlusione dentale poteva avere sul sistema neurologico posturale.
Nacquero così i primi approcci multidisciplinari, che videro coinvolte molte figure professionali che entrarono a far parte del mondo Odontoiatrico ed Odontotecnico, atte a verificare quanto un’occlusione sbagliata potesse incidere sulla postura e sulle sintomatologie, che tale discostamento dalla “norma” provocava “ a distanza” (per es lombagie, cervicalgie, cefalee etc.)
Oggi, Nella mia esperienza quotidiana posso affermare che il lavoro di progettazione e realizzazione protesica, debba considerare in prima istanza, la funzione del dispositivo! Analizzare come e quando, un dispositivo dentale , possa essere causa di alterazione posturale o divenire semplicemente vittima.
Siamo negli anni 2000, e troppe sono le persone disfunzionali, troppe coloro che anche a distanza di anni dall'aver fatto un trattamento o riabilitazione protesica, si ritrovano con serie problematiche alle articolazioni temporo-mandibolari; con serie emicranie muscolo tensive, acufeni vertigini, dolori alla cervicale e alla colonna.
Forse è il momento di riflettere su cosa stiamo progettando, badando prima alla funzione globale, poi all'estetica...
Ciò non è poca cosa poiché ci permette di scegliere la progettazione più appropriata, di lavorare sulle priorità, di non dare per scontato che una DTM, possa essere risolta solamente con un bite.
Molte volte il problema o il sintomo per il quale il paziente era arrivato in studio si risolve ancor più facilmente.
In altre parole oggi dobbiamo fare attenzione a valutare le malocclusioni, che, non necessariamente sono candidate ad ortodonzia o all’utilizzo di un bite, o di aggiustamenti arbitrari , come molaggi selettivi...
Infine, ricordiamoci che l’impiego di ceramiche o zirconia, per la loro caratteristica di durezza “Vickers” possono creare importanti scompensi al STP. Ricercare le priorità con una semplice valutazione posturale, avvalersi di una collaborazione con chinesiologo, osteopata, logopedista, ortottista, etc., può risolvere per esempio una situazione dolorosa dell’ATM, senza assolutamente toccare un’occlusione anche se in apparenza anomala.
"Al nostro sistema stomatognatico interessa poco se abbiamo fatto denti bianchi, belli, e allineati, interessa solo che funzionino ".(Prismadentale & Bodybalance)