Postural Dental Labor by Prismadentale&Bodybalance

Postural Dental Labor by Prismadentale&Bodybalance Centro Posturale. Centro realizzazione bite e dispositivi protesici posturali . Strumentazione ,An

I fattori che influenzano l’occlusione sono rappresentati da tutte quelle condizioni che determinano la morfologia occlu...
22/07/2022

I fattori che influenzano l’occlusione sono rappresentati da tutte quelle condizioni che determinano la morfologia occlusale dei denti. Essi si distinguono in due diversi tipi:
fattori determinanti verticali: sono anche chiamati componenti del movimento mandibolare e possono essere:
inclinazione, curvatura e andamento del tragitto condilare: se in visione sagittale si congiunge il percorso dei condili durante la protrusione con un piano di riferimento orizzontale, si ottengono due linee che formano un angolo, detto angolo condilare. Esso dipende dall’inclunazione del tubercolo articolare dell’osso temporale e quindi varia da individuo ad individuo. In presenza di tragitti ripidi bisogna realizzare cuspidi più alte, viceversa invece bisogna modellare le cuspidi e appiattire le fossette.
Sovraocclusione orizzontale o overjet: è la distanza che intercorre tra il margine libero degli incisivi centrali superiori e inferiori in senso orizzontale.
Sovraocclusione verticale o overbite: è la distanza che intercorre tra il margine libero degli incisivi centrali superiori e inferiori in senso verticale. Se l’overbite è profondo sono consentiti cuspidi più lunghe.
§ Movimento di Bennett: il movimento di lateralità comporta uno spostamento laterale del corpo mandibolare che evidente come spostamento verso l’esterno del condilo lavorante. Quanto maggiore è lo spostamento laterale della mandibola tanto più basse dovranno essere le cuspidi.
Inclinazione del piano occlusale in relazione a quella del tragitto condilare: il piano di occlusione è un piano immaginario che è formato dall’unione di vari punti di contatto che realizzano i denti delle arcate antagoniste. Quanto più il piano di occlusione è parallelo all’inclinazione del tragitto condilare tanto meno elevate dovranno essere le cuspidi e piatte le fosse.
Raggio della curva di Spee: ad un raggio di curvatura corto corrisponde una curva di Spee accentuata. Quindi in generale quanto più lungo è il raggio della curva antero- posteriore di Spee tanto più lunghe dovranno essere le cuspidi e più profonde le fosse dei denti posteriori.
Moviementi del condilo lavorante sul piano verticale: con il movimento di laterosurtrusione(ovvero la combinazione dello spostamento laterale con lo spostamento verso l’alto) le cuspidi dal lato lavorante devono essere corte. Invece, con il movimento di laterodetrusione (ovvero la combinazione dello spostamento laterale con lo spostamento verso il basso) le cuspidi lavoranti devono risultare lunghe.
fattori determinanti orizzontali: determinano la posizione di creste e solchi le cui caratteristiche morfologiche dipendono dai seguenti fattori: Posizione craniale dei denti: è la posizione posseduta da un dente nella cavità orale. Quanto più il dente è vicino al centro di rotazione tanto più acuto risulta l’angolo formato dai solchi lavoranti con quelli non lavoranti.
Spostamento laterale della mandibola nei movimenti laterali: nell’arcata superiore quanto maggiore è lo spostamento laterale tanto più distanti risultano i solchi di lavoro e non lavoro. Nell’arcata inferiore quanto maggiore è lo spostamento laterale tanto più mesializzati risultano i solchi di lavoro e non lavoro.
§ Direzione assunta sul piano orizzontale dal condilo di lavoro durante il movimento di lateralità: nell’arcata superiore quanto maggiore è l’entità della lateroprotusione del condilo lavorante tanto più mesializzati sono i solchi che lavorano e che non lavorano. E viceversa nell’arcata inferiore.

....Un po' di storia..Siamo intorno agli anni ’80, quando nuove tecnologie e nuovi materiali, entrano a far parte delle ...
12/07/2022

....Un po' di storia..

Siamo intorno agli anni ’80, quando nuove tecnologie e nuovi materiali, entrano a far parte delle pratiche odontoiatriche ed odontotecniche.

Un cambiamento cosi rivoluzionario, che fece viaggiare l’odontoiatria e l’odontotecnica lungo una scia di “estetica e bellezza” che fino a prima era un lontano e difficile obiettivo. I pazienti, finalmente potevano mimetizzare le proprie problematiche estetiche, attraverso l’utilizzo di impianti dentali, compositi estetici, ceramiche, abbandonando via via, quegli inestetismi legati alle protesi mobili, alle otturazioni in amalgama, ai ponti e corone in leghe nobili…Questa evoluzione però, ci ha sviati da un aspetto che oggi stiamo vedendo dare i suoi risvolti…

I materiali da ricostruzione e riabilitazione estetica, utilizzati negli anni passati, avevano la capacità di funzionalizzarsi, ovvero, caratteristica di duttilità permetteva al manufatto di adattarsi alle condizioni funzionali della articolazione temporo-mandibolare, così da non inficiare e compromettere la “postura” del sistema stomatognatico.

Fu cosi che, agli inizi degli anni ’80 si iniziò a considerare il rapporto tra occlusione e postura; Si cercava in quegli anni di dare all’ortodonzia e alla protesi dentale una valenza che andava oltre la “bocca”, di fare intendere che il sistema stomatognatico “rispondeva delegando al Sistema Tonico Posturale ” le riabilitazioni o correzioni dentali che non poteva funzionalizzare.

Intorno alla fine degli anni ’90 alcuni pionieri cominciarono a studiare e a diagnosticare l’interferenza che l’occlusione dentale poteva avere sul sistema neurologico posturale.

Nacquero così i primi approcci multidisciplinari, che videro coinvolte molte figure professionali che entrarono a far parte del mondo Odontoiatrico ed Odontotecnico, atte a verificare quanto un’occlusione sbagliata potesse incidere sulla postura e sulle sintomatologie, che tale discostamento dalla “norma” provocava “ a distanza” (per es lombagie, cervicalgie, cefalee etc.)

Oggi, Nella mia esperienza quotidiana posso affermare che il lavoro di progettazione e realizzazione protesica, debba considerare in prima istanza, la funzione del dispositivo! Analizzare come e quando, un dispositivo dentale , possa essere causa di alterazione posturale o divenire semplicemente vittima.

Siamo negli anni 2000, e troppe sono le persone disfunzionali, troppe coloro che anche a distanza di anni dall'aver fatto un trattamento o riabilitazione protesica, si ritrovano con serie problematiche alle articolazioni temporo-mandibolari; con serie emicranie muscolo tensive, acufeni vertigini, dolori alla cervicale e alla colonna.

Forse è il momento di riflettere su cosa stiamo progettando, badando prima alla funzione globale, poi all'estetica...

Ciò non è poca cosa poiché ci permette di scegliere la progettazione più appropriata, di lavorare sulle priorità, di non dare per scontato che una DTM, possa essere risolta solamente con un bite.

Molte volte il problema o il sintomo per il quale il paziente era arrivato in studio si risolve ancor più facilmente.

In altre parole oggi dobbiamo fare attenzione a valutare le malocclusioni, che, non necessariamente sono candidate ad ortodonzia o all’utilizzo di un bite, o di aggiustamenti arbitrari , come molaggi selettivi...

Infine, ricordiamoci che l’impiego di ceramiche o zirconia, per la loro caratteristica di durezza “Vickers” possono creare importanti scompensi al STP. Ricercare le priorità con una semplice valutazione posturale, avvalersi di una collaborazione con chinesiologo, osteopata, logopedista, ortottista, etc., può risolvere per esempio una situazione dolorosa dell’ATM, senza assolutamente toccare un’occlusione anche se in apparenza anomala.

"Al nostro sistema stomatognatico interessa poco se abbiamo fatto denti bianchi, belli, e allineati, interessa solo che funzionino ".(Prismadentale & Bodybalance)

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09/07/2022

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