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All’inizio passi spesso la lingua sullo spazio vuoto. Poi ti abitui e, se il dente mancante è in fondo alla bocca, può c...
15/10/2026

All’inizio passi spesso la lingua sullo spazio vuoto. Poi ti abitui e, se il dente mancante è in fondo alla bocca, può capitare di rimandare il problema perché il sorriso sembra quello di prima. Nel frattempo, però, la posizione degli altri denti può cambiare.

La perdita di un dente modifica una zona dell’arcata che prima partecipava alla masticazione. A seconda del dente coinvolto, potresti avere più difficoltà a triturare alcuni alimenti o iniziare a preferire l’altro lato della bocca.

I denti vicini possono inoltre inclinarsi o spostarsi verso lo spazio libero, un po’ come accade ai libri quando ne sfili uno da una fila. Nella bocca questi cambiamenti hanno tempi ed entità diversi da persona a persona. Se avvengono, possono modificare lo spazio disponibile e rendere più complessa una futura sostituzione. Nella zona del dente perso può verificarsi anche una riduzione dell’osso.

Per questo la valutazione riguarda sia lo spazio rimasto vuoto sia il resto della bocca. Il dentista controlla come avviene la masticazione e quali denti potrebbero sostenere un’eventuale protesi. Da questi elementi dipende la scelta di intervenire e con quale soluzione.

Un ponte dentale sostituisce il dente mancante attraverso una struttura sostenuta da uno o più denti vicini. Un impianto prevede invece l’inserimento nell’osso di un supporto sul quale viene fissato il dente artificiale. In altre situazioni può essere proposta una protesi rimovibile.

Ogni possibilità richiede condizioni adatte e cure nel tempo. In alcuni casi può essere ragionevole mantenere lo spazio sotto controllo, dopo una valutazione dei possibili effetti sulla funzione e sulla stabilità dei denti.

Ti manca un dente da tempo? Prenota una visita e fai controllare anche ciò che è successo intorno a quello spazio.

«Tanto deve cadere». Davanti a una carie su un dente da latte, può sembrare ragionevole aspettare che arrivi quello defi...
13/10/2026

«Tanto deve cadere». Davanti a una carie su un dente da latte, può sembrare ragionevole aspettare che arrivi quello definitivo. Quel dente, però, ha ancora un compito da svolgere e la carie può progredire prima che sia arrivato il momento di perderlo.

I denti da latte aiutano il bambino a masticare e a pronunciare i suoni. Inoltre, conservano lo spazio che servirà ai denti permanenti. La loro presenza accompagna quindi una fase della crescita nella quale mangiare e parlare sono anche esperienze attraverso cui il bambino impara e acquista autonomia.

Una carie può interferire con queste attività. Nelle prime fasi può svilupparsi senza dolore, poi causare sensibilità o fastidio durante i pasti. Se raggiunge i tessuti interni del dente, può provocare un’infiammazione della polpa e, in alcuni casi, un’infezione con ascesso. Aspettare la caduta significa lasciare alla lesione il tempo di avanzare.

Anche perdere un dente da latte troppo presto può avere conseguenze. I denti vicini possono occupare parte dello spazio rimasto libero e ridurre quello disponibile per il permanente. In queste situazioni il dentista valuta se serva un dispositivo per mantenere lo spazio.

La cura dei denti da latte cariati dipende dalla profondità della lesione e dalle condizioni del dente. Le alterazioni iniziali dello smalto possono beneficiare di misure preventive e trattamenti al fluoro. Una cavità può richiedere una ricostruzione, mentre lesioni più profonde possono rendere necessarie cure della polpa o, in alcuni casi, l’estrazione.

A casa, la prevenzione parte dallo spazzolamento due volte al giorno con un dentifricio al fluoro adatto all’età e dall’aiuto di un adulto. I controlli permettono di individuare le lesioni anche prima che il bambino avverta dolore.

Se noti una macchia sospetta, un piccolo foro o tuo figlio lamenta fastidio, prenota una visita. Prima del passaggio della fatina, c’è ancora tanto da masticare.

08/10/2026

Stai finendo un lavoro al computer. Rileggi una mail, controlli l’orario e ti accorgi di avere i denti serrati. Li separ...
06/10/2026

Stai finendo un lavoro al computer. Rileggi una mail, controlli l’orario e ti accorgi di avere i denti serrati. Li separi e senti la mandibola rilassarsi. Il bruxismo può comparire anche così, durante le ore di veglia, senza che tu te ne accorga.

Con il termine bruxismo si indica un’attività dei muscoli della mandibola che può comprendere il serramento o il digrignamento dei denti. Nel primo caso i denti vengono stretti tra loro, nel secondo sfregano gli uni contro gli altri. Questa attività può verificarsi sia durante il sonno sia di giorno.

Stress e tensione emotiva possono favorirla. Durante un compito che richiede attenzione, inoltre, può diventare difficile accorgersi della forza esercitata dalla mandibola. Le cause e i fattori associati variano da persona a persona e possono comprendere anche alcuni farmaci e il consumo di sostanze come caffeina e alcol.

Quando la contrazione si ripete o dura a lungo, i muscoli possono affaticarsi. A fine giornata potresti avvertire rigidità alla mandibola, dolore al viso o mal di testa. In alcuni casi compaiono anche sensibilità dentale, usura o scheggiature. Questi segnali richiedono una valutazione perché possono avere origini diverse.

Per il serramento diurno, un primo aiuto consiste nel riconoscere i momenti in cui compare. Un promemoria sul telefono o un piccolo segno vicino allo schermo può ricordarti di controllare la posizione della bocca: a riposo, i denti dovrebbero restare separati e la mandibola rilassata.

Se il fastidio si ripete, il dentista esamina denti e muscoli e raccoglie informazioni sulle abitudini quotidiane. Quando indicato, un bite può proteggere i denti dai danni. La gestione del bruxismo può richiedere anche interventi sulle abitudini e sui fattori che lo favoriscono.

Adesso fai una pausa dallo schermo: i tuoi denti si stanno toccando?

Spazzoli i denti, passi la lingua sulle superfici e senti la bocca pulita. Tra un dente e l’altro, però, rimangono zone ...
01/10/2026

Spazzoli i denti, passi la lingua sulle superfici e senti la bocca pulita. Tra un dente e l’altro, però, rimangono zone nelle quali le setole arrivano con difficoltà. È qui che filo interdentale e scovolino completano l’igiene orale quotidiana.

In questi spazi si accumula la placca, una pellicola di batteri che aderisce ai denti anche quando mancano residui di cibo visibili. Rimuoverla ogni giorno aiuta a proteggere le superfici dentali e a ridurre l’infiammazione delle gengive. La scelta dello strumento dipende soprattutto dallo spazio disponibile.

Il filo interdentale è utile nei punti in cui i denti sono molto vicini. Per usarlo, si supera il punto di contatto con un movimento controllato, poi si abbraccia il fianco del dente fino a formare una C. Da questa posizione il filo scorre lungo la superficie, verso il margine gengivale e in direzione opposta. Il gesto va ripetuto sul fianco del dente vicino, così da pulire entrambe le superfici che delimitano lo spazio.

Lo scovolino ha invece una piccola testina con setole ed è adatto agli spazi che consentono il suo passaggio. La misura conta: le setole devono toccare le superfici dei denti, mentre l’inserimento deve avvenire senza forzature. Uno scovolino troppo piccolo può lasciare alcune zone da pulire, mentre una misura eccessiva può irritare la gengiva.

Poiché gli spazi cambiano anche nella stessa bocca, può servire il filo in alcune zone e lo scovolino in altre. Il dentista o l’igienista può indicare le misure adatte e mostrare i movimenti da eseguire.

Dedica alla pulizia interdentale un momento della giornata nel quale puoi fare attenzione al gesto. Se compaiono dolore o sanguinamento che si ripete, chiedi un controllo della tecnica e della salute gengivale.

24/09/2026

Hai una patina bianca sulla lingua? Spesso dipende dall’accumulo di batteri, residui alimentari e cellule morte tra le papille. La secchezza della bocca può renderla più evidente.

La pulizia quotidiana della lingua fa parte dell’igiene orale e richiede delicatezza. In questo video Aigea, l’avatar digitale dei Centri Dentistici Primo e Caredent, spiega come prendersene cura e quali segnali meritano una valutazione del dentista.
La lingua bianca può infatti avere cause diverse. Se la patina persiste o compaiono dolore, bruciore, sanguinamento o difficoltà a deglutire, rivolgiti al dentista.

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Questo video utilizza un avatar digitale generato tramite intelligenza artificiale, non rappresentativo di un professionista sanitario reale. I contenuti hanno scopo informativo e non sostituiscono una valutazione odontoiatrica.

22/09/2026

Intorno ai sei anni, in fondo all’arcata compare il primo molare permanente. Spunta quando in bocca sono ancora presenti...
17/09/2026

Intorno ai sei anni, in fondo all’arcata compare il primo molare permanente. Spunta quando in bocca sono ancora presenti molti denti da latte e, proprio per questo, può essere scambiato per un elemento destinato a cadere. In realtà dovrà accompagnare la persona per tutta la vita.

La sua superficie masticatoria presenta solchi e piccole rientranze che aiutano a triturare il cibo. In alcuni molari, però, questi spazi sono più stretti della punta di una setola. Lo spazzolino passa sopra l’apertura senza riuscire a raggiungere il fondo, dove placca e residui possono rimanere a lungo.

La difficoltà di pulizia aumenta il rischio che la carie inizi proprio in quei punti. Per proteggere i solchi più profondi, il dentista può proporre una sigillatura.

Il trattamento inizia con la pulizia del molare. Il dentista isola poi il dente dalla saliva e prepara lo smalto con un gel che favorisce l’adesione. A questo punto applica nei solchi un materiale fluido e lo indurisce con una lampada. Il sigillante riempie le rientranze e crea una superficie più regolare, sulla quale lo spazzolino può lavorare con maggiore facilità.

L’applicazione è rapida e, nella maggior parte dei casi, non richiede anestesia perché non prevede la rimozione di tessuto dentale sano. Prima di proporla, però, il dentista deve controllare che il molare sia spuntato abbastanza da poter essere mantenuto asciutto e valutare il rischio individuale di carie.

I primi molari permanenti compaiono intorno ai sei anni e i secondi verso i dodici. Queste età indicano quando cercarli, mentre la forma del dente, l’igiene orale e la storia clinica stabiliscono se la sigillatura possa essere utile. In presenza di solchi profondi, il trattamento può essere valutato anche per un adulto.

La masticazione consuma il materiale nel tempo. Per questo il dentista controlla la sigillatura durante le visite e integra le zone nelle quali ha perso aderenza.

Il sigillante protegge i solchi. Spazzolino, dentifricio al fluoro e pulizia interdentale continuano a proteggere tutte le altre superfici.

I molari permanenti sono già comparsi oppure stanno iniziando a spuntare?

Passi la lingua dietro gli incisivi inferiori e senti una superficie ruvida. Insisti con lo spazzolino, ma il deposito r...
15/09/2026

Passi la lingua dietro gli incisivi inferiori e senti una superficie ruvida. Insisti con lo spazzolino, ma il deposito rimane nello stesso punto. La spiegazione sta nel passaggio che trasforma la placca in tartaro.

La placca si forma ogni giorno sulla superficie dei denti. All’inizio ha una consistenza morbida e può essere rimossa con lo spazzolino e gli strumenti interdentali. Quando rimane a lungo, assorbe i minerali presenti nella saliva e si indurisce. Da quel momento diventa tartaro e aderisce al dente con una forza che l’igiene domestica non riesce più a contrastare.

La composizione della saliva spiega anche perché la lingua trovi spesso il tartaro dietro gli incisivi inferiori. In quella zona si aprono alcuni dotti delle ghiandole salivari e la maggiore disponibilità di minerali favorisce la calcificazione della placca. Lo stesso processo può verificarsi lungo il margine gengivale e sotto la gengiva, dove il deposito risulta meno visibile.

Quando il tartaro si accumula vicino ai tessuti gengivali, crea una superficie ruvida sulla quale nuova placca aderisce con facilità. Le gengive possono quindi gonfiarsi, arrossarsi e sanguinare durante lo spazzolamento. Per interrompere questo accumulo serve l’igiene orale professionale.

Durante la seduta, l’odontoiatra o l’igienista rimuove i depositi con strumenti manuali e a ultrasuoni. Allo stesso tempo controlla il sanguinamento, osserva le zone nelle quali la placca ritorna più spesso e valuta se gli strumenti usati a casa raggiungono gli spazi necessari.

Da questa valutazione dipende anche la frequenza dei richiami. Chi forma tartaro in poco tempo, porta un apparecchio o un impianto oppure presenta un’infiammazione gengivale può avere bisogno di controlli più ravvicinati. In una bocca con gengive sane e un buon controllo della placca, l’intervallo può essere diverso.

La seduta elimina i depositi già induriti. Nei giorni successivi, spazzolino, dentifricio al fluoro e pulizia interdentale riducono la quantità di placca disponibile per formarne di nuovi.

Quella superficie ruvida dietro gli incisivi scompare con lo spazzolino oppure rimane sempre nello stesso punto?

La confezione non si apre. La stringi tra gli incisivi, tiri di lato e senti un piccolo clic. Controlli il dente con la ...
10/09/2026

La confezione non si apre. La stringi tra gli incisivi, tiri di lato e senti un piccolo clic. Controlli il dente con la lingua, non avverti nulla di strano e continui la giornata. Il fastidio può comparire durante la cena oppure il mattino seguente, con il primo sorso di caffè.

Questo ritardo dipende dal tipo di danno. I denti sopportano ogni giorno forze elevate, ma durante la masticazione la loro forma distribuisce la pressione su superfici e direzioni precise. Una confezione, un tappo o un filo concentrano invece tutta la forza sul bordo di un incisivo e spesso lo spingono lateralmente.

Lo smalto è molto duro, ma si deforma poco. Se la pressione supera la sua capacità di resistenza, può staccarsi un piccolo frammento. In quel caso la lingua individua subito una zona ruvida o tagliente. Quando si forma una crepa sottile, invece, lo specchio può non mostrare nulla.

La frattura inizia a farsi sentire quando la masticazione apre per un istante i margini della crepa. Il dente può provocare una f***a mentre si morde, diventare sensibile al caldo e al freddo oppure dolere solo con determinati alimenti. La profondità del danno stabilisce se sarà sufficiente levigare o ricostruire la parte scheggiata oppure se servirà un trattamento più complesso.

La stessa pressione può coinvolgere anche un dente già curato. Otturazioni, faccette e corone sono progettate per affrontare la masticazione, mentre un movimento laterale improvviso può scheggiarle, allentarle o staccarle.

Se si rompe un frammento, è utile conservarlo e contattare il dentista. Nel frattempo, conviene evitare la masticazione da quel lato. Colle, lime e altri tentativi casalinghi possono danneggiare ancora il dente e rendere più difficile la ricostruzione.

Confezioni, tappi, penne o cubetti di ghiaccio: quale abitudine devi abbandonare?

Indirizzo

Via Santa Teresa 23
Turin
10122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

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